Lucas e il favoloso aiuto di Amelie: così rinasce un tennista


«Uomo o donna, che importa? Nel tennis è fondamentale sapere cosa si fa, e Amelie lo sa». La fa facile, Lucas Pouille, l’enfant du pays sbucato per la prima volta in carriera in una semifinale Slam regalandosi la sfida impossibile con il numero 1 Novak Djokovic, che approfitta del ritiro di Nishikori nei quarti (con il giapponese sano come un pesce, sarebbe finita allo stesso modo). Quando Andy Murray — una prece — assunse Amelie Mauresmo come coach, si beccò dai colleghi misogini una raffica d’insulti. Lucas cavalca la scia dello scozzese: ha dirottato Amelie dalla panchina annunciata della Davis francese, che svecchiata con le nuove regole non piace già più a nessuno (oltre a quella di Fognini contro l’India seguiranno altre defezioni più eccellenti: scommettiamo?), alla sua personalissima, ottenendo benefici immediati dal tocco magico della campionessa che proprio a Melbourne, nel 1999, si dichiarò pubblicamente omosessuale.

Nel giorno nero in cuiSerena Williams butta via con Karolina Pliskovauna partita già vinta (5-1 e servizio al terzo set, quattro match point sprecati, complici una piccola storta al piede e molta scelleratezza), rimandando l’aggancio al 24° titolo Slam della Court, Lucas raddrizza l’inerzia di un 2019 cominciato malissimo. Tre sconfitte alla Hopman Cup, fuori al primo turno a Sydney da testa di serie. Cosa ti ha trasformato? gli chiede John McEnroe dopo la mattanza di Milos Raonic nei quarti, con il cappellino voltato alla maniera dei ciclisti, tratto distintivo di Pouille. «Lei» risponde il francese, indicando una giovane signora in tribuna. Amelie sfodera la mascella volitiva e sorride di compiacimento. «Lo raccomando a tutti: prendetevi un coach donna».

Mauresmo sa come si fa, è vero. Con il suo sontuoso rovescio monomano, sulle ali di un serve and volley ispirato, Amelia ha conquistato l’Australian Open 2006 (nello stesso anno magico anche Wimbledon) e adesso indica al redivivo Pouille, uscito dai top ten per l’eccessiva pressione di una Francia che lo vorrebbe re de Roland Garros dopo Noah, la strada in un torneo dove era sempre uscito al primo turno. «Amelie mi ha ridato fiducia e la gioia di giocare a tennis. Essere allenato da una campionessa come lei è un onore». L’elegia della donna non basterà contro Djokovic, approdato alla 34ª semifinale Slam in carriera. Ma c’è un tennista ritrovato, al di là della rete, un ragazzo di talento che, a soli 24 anni, sarebbe stato un delitto perdere per strada.

23 gennaio 2019 (modifica il 23 gennaio 2019 | 22:27)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




http://xml2.corriereobjects.it/rss/sport.xml

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *