Loulou Alaphilippe si prende tutto, anche la Milano-Sanremo


Piange Loulou, mentre Viviani si fa largo nella suburra di via Roma per abbracciare il più forte. La Sanremo numero 110 mantiene ogni centimetro d’asfalto che aveva promesso: il nuovo re veste maglia Deceuninck-Quick Step ma non è il campione d’Italia, staccatosi sul Poggio quando la selezione si è fatta cattiva e sarebbero serviti quadricipiti d’acciaio per resistere allo strappo di Stybar, che insieme a Gilbert si è incollato alla ruota di Julian Alaphilippe per non mollarlo più.

Volata non convenzionale, vera, di potenza dopo 290 chilometri di sole, Turchino e mare. E D’Artagnan, che a 26 anni velocista puro non è, non sbaglia: approfitta del buon livello di cottura degli sprinter, trova lo spunto perfetto che si augurava alla vigilia, mette il naso davanti al belga Naesen (Ag2r) e al polacco Kwiatkowski (Sky), ha persino il tempo di esultare. Uno, due, tre pugni nell’aria. Prima del pianto a dirotto: «Giornata da ricordare, la squadra mi ha protetto permettendomi di arrivare fresco alla fine. Quando Mohoric è partito ho pensato di non poter permettermi di fare alcun errore. Basta piazzamenti come nel 2017: volevo vincere».

Venti secondi di volata, alla velocità di punta di 61,1 km all’ora per una potenza massima di 1180 watt non sono numeri da record, però spiegano il motore raffinato di un finisseur di classe, capace di girare ad alti regimi anche con il serbatoio quasi vuoto, dominatore della stagione fin qui. Strade Bianche, due tappe alla Tirreno, la Classicissima (per la Francia è la 14ª vittoria, la seconda consecutiva di un Monumento dopo Pinot al Lombardia). Loulou si prende tutto, e poi posta un video in cui balla in macchina, tornando verso casa.

Il primo attacco alle porte di Milano, e non è una fuga bidone: vanno via in dieci (c’è anche Maestri della Bardiani: quattro partecipazioni alla Sanremo e quattro fughe), allungano fino a 8’30” sugli inseguitori, si sbriciolano sul Capo Mele, vengono riassorbiti sul Capo Berta (fumogeni accesi da incoscienti affumicano il plotone e appiccano un piccolo incendio), tutti tranne Masnada (Androni), che imbocca la Cipressa con margine minimo (12”). Nel gruppo di nuovo compatto Nibali, sornione, pedala in testa. La sparata di Bonifazio (Direct Energie) in discesa, un po’ di Aurelia ed ecco il Poggio, ago della bilancia. «La velocità a cui siamo saliti ha deciso il podio di via Roma» spiega Julian quando fuori è già buio, travolto da emozioni ed eventi. Viviani, drenato dalla Tirreno (volata da maestro a Foligno), è il primo a saltare. Gaviria è desaparecido già da un po’. Sagan (terzo quarto posto alla Sanremo), Valverde, Trentin, Van Aert, Naesen e Kwiatkowski rispondono presente. In discesa, dove l’anno scorso aveva messo in cassaforte il trionfo, guadagna terreno Nibalino che si presenta sfacciato, uno scalatore tra i velocisti, allo sprint. Sarà ottavo e migliore degli italiani, totem inscalfibile (quasi) pronto per le meraviglie del Giro. Si concede un bagno di folla mentre Alaphilippe stappa spumante. Francia batte Italia, per ora. «La Sanremo è un sogno di cui mi renderò conto col tempo, la mia condizione attuale più il lavoro del team spiegano il risultato. Sono felice di far parte di questa generazione di corridori francesi che possono conquistare sia le classiche che i grandi giri». Pizzetto letterario, orgoglio transalpino. Con Nibali, per la rivincita, si rivedrà sulle Ardenne. Uno a zero Loulou, palla al centro.

23 marzo 2019 (modifica il 23 marzo 2019 | 22:49)

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