Lo United dei grandi successi? Un’accademia del nonnismo


Ora al massimo ti obbligano a cantare davanti ai nuovi compagni di squadra. Niente rispetto a quanto, racconta Daniel Taylor in un articolo su «The Observer, avveniva negli spogliatoi del Manchester United di Sir Alex Ferguson negli anni ‘90. Una squadra vincente all’epoca (nel decennio 5 scudetti, 3 coppe d’Inghilterra, una Champions League, una coppa delle Coppe e una Coppa Intercontinentale per ricordare solo i principali trofei conquistati) ma i cui successi furono costruiti anche sugli abusi subiti da futuri campioni ed eterni signor-nessuno.

Biografie

Come del resto raccontano le autobiografie di ex giocatori dello United come Gary Neville, Robbie Savage e David Beckham e le tante testimonianze raccolte da Taylor, i riti di iniziazione erano spietati. Il più banale era l’essere costretti a simulare un rapporto sessuale davanti ai compagni di squadra, ma si poteva anche finire per fare il viaggio dall’albergo all’Old Trafford impacchettato dentro una valigia. O costretto ad entrare dentro una lavatrice industriale a fare un giro in camion per le strade di Manchester. Poi c’erano le pene per chi si ribellava. Dalla più classica, chiamata «The Lap», in cui ti legavano a un letto e i tuoi compagni di squadra ti calciavano il pallone in faccia, ai pestaggi nelle docce, fino alla punizione più temuta, stando almeno a quanto racconta Neville. Che consisteva nel venir spogliati nudi e subire l’incisione sulla pelle con una spazzola metallica della divisa dello United, calzini e pantaloncini inclusi per intenderci.
Non meraviglia che giocatori come Scholes e Savage, non proprio delle mammolette in campo e fuori, abbiano dichiarato più volte che odiavano gran parte dei compagni di squadra.

Sindrome pst

Se si fosse trattato dell’esercito o di un carcere il termine per descrivere quanto accadeva allora sarebbe spuntato in un lampo: nonnismo. Che regnava in prima squadra come in tutte le giovanili. Tanto che, secondo Taylor, molti ex giocatori soffrirebbero di sindrome post traumatica da stress, come i reduci dall’Afghanistan per intenderci, oltre che di attacchi di panico e depressione. Tanto che almeno un genitore di un ex giocatore avrebbe deciso di creare un gruppo di auto-aiuto sulla scia di quelli per gli alcolisti anonimi. Le famiglie avrebbero negli anni più volte interrogato la società inglese su quanto avveniva nel suo centro sportivo. Sia l’amministratore delegato dell’epoca che Sir Alex Ferguson hanno sempre smentito di essere a conoscenza di questi riti d’iniziazione e avrebbero detto che non ci sono prove di quanto raccontato dai testimoni oculari. Anche se, scrive Taylor, è difficile pensare che nessuno si accorgesse dei ragazzi delle giovanili costretti a correre nudi sul campo dopo l’allenamento.
Ma del resto all’epoca come allora della vicenda in Inghilterra non è mai interessato molto. E’ l’amaro rovescio della fama, del successo, del denaro. La vittoria per il tifoso cancella tutto, anche le lacrime e le umiliazioni subite dai suoi beniamini.

30 dicembre 2018 (modifica il 30 dicembre 2018 | 10:40)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




http://xml2.corriereobjects.it/rss/sport.xml

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *