L’Italia vince contro la Ue: legittimo usare il Fondo Interbancario


Sul salvataggio delle banche l’Italia vince contro la Commissione Europea: era legittimo – come aveva fatto nel 2014 l’Italia incontrando per a fine 2015 la bocciatura da parte del commissario alla Concorrenza, Margrethe Vestager – salvare la Cassa di Risparmio di Teramo (Tercas) con i capitali messi a disposizione dal Fondo Interbancario di tutela dei depositi, Fitd, in quanto capitali privati (delle stesse banche che mettono da parte delle somme per coprire i depositi fino a 100 mila euro) e non invece capitali pubblici. Marted mattina Il tribunale Ue, accogliendo il ricorso dell’Italia e della Bari (sostenuto dalla Banca d’Italia) ha annullato con questa motivazione la decisione della Commissione Ue, in quanto non ha dimostrato che i fondi concessi a Tercas a titolo di sostegno del Fitd (dove sedeva nel consiglio un rappresentante di Bankitalia, ndr) fossero controllati dalle autorit pubbliche italiane. La contrariet della Ue all’intervento del FITD imped nel 2015 di usare quei capitali per puntellare Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara, per le quali venne poi disposto l’azzeramento del capitale e dei bond subordinati con la creazione di good banks capitalizzate dallo Schema Volontario del Fondo di tutela dei depositi, una sorta di clone privato del Fondo stesso, con enormi complicazioni per il sistema. Da ultimo, intervenuto per sottoscrivere il bond Carige da 220 milioni di euro. Il caso Tercas comincia nel 2013, quando la Banca Popolare di Bari (Bpb) evidenzi l’interesse a sottoscrivere un aumento di capitale della Banca Tercas sottoposta dal 2012 al regime dell’amministrazione straordinaria a seguito d’irregolarit constatate dalla Banca d’Italia. Tra le condizioni poste dalla Bpb per tale operazione c’era la copertura da parte del Fondo Interbancario del deficit patrimoniale di Tercas. Quell’intervento era possibile. La Corte del Lussemburgo spiega come spettava alla Commissione disporre di indizi sufficienti per affermare che tale intervento stato adottato sotto l’influenza o il controllo effettivo delle autorit pubbliche e che, di conseguenza, esso era, in realt, imputabile allo Stato. Nel caso di specie, la Commissione non disponeva di indizi sufficienti per una siffatta affermazione. Al contrario, continuano i giudici nella loro decisione, esistono nel fascicolo numerosi elementi che indicano che il FITD ha agito in modo autonomo al momento dell’adozione dell’intervento a favore di Tercas. Il Tribunale ritiene che il mandato conferito al FITD dalla legge italiana consista unicamente nel rimborsare i depositanti (entro il limite di 100 000 euro per depositante), in quanto sistema di garanzia dei depositi, quando una banca membro di tale consorzio oggetto di una liquidazione coatta amministrativa. Al di fuori di tale ambito, il FITD non agisce in esecuzione di un mandato pubblico imposto dalla normativa italiana. Gli interventi di sostegno a favore di Tercas hanno quindi una finalit diversa da quella derivante da detto sistema di garanzia dei depositi in caso di liquidazione coatta amministrativa e non costituiscono l’esecuzione di un mandato pubblico. Il Tribunale sottolinea poi che l’autorizzazione, da parte della Banca d’Italia, dell’intervento del FITD a favore di Tercas non costituisce un indizio che consenta d’imputare la misura di cui trattasi allo Stato italiano. I delegati della Banca d’Italia che assistevano alle riunioni degli organi direttivi del FITD hanno avuto in questo caso un ruolo puramente passivo di meri osservatori. Inoltre, l’intervento della Banca d’Italia nei negoziati tra il FITD, la Popolare di Bari e il commissario straordinario di Tercas solo espressione di un dialogo legittimo e regolare con l’autorit di vigilanza, senza che quest’ultimo abbia avuto un impatto sulla decisione del FITD di intervenire a favore di Tercas.


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