L’insulto razzista nel rugby, il mondo alla rovescia


Un insulto razzista nel rugby un po’ come la storia dell’uomo che morde il cane. Pu capitare, ma molto raro. Qualche anno fa un pilone inglese diede dello zingaro a un pilone gallese e sabato toccato a un allenatore italiano dare del nero di m… a un neozelandese di origine samoana.

successo nel derby in coppa europea tra Petrarca Padova e Rovigo, la partita pi sentita e ruvida del nostro piccolo mondo ovale, una rivalit profonda con antiche venature di lotta di classe (la ricca ed elegante Padova contro la Rovigo povera e contadina). Insomma, non si scherza, e quando Jeremy Su’a (foto), il neozelandese, entrato senza troppi riguardi in un raggruppamento, Umberto Casellato, che era l a due passi, ha lasciato partire l’insulto. L’arbitro, un georgiano, non aveva capito, ma il quarto uomo era di Padova: intervenuto e Casellato stato espulso.

Ho fatto una cavolata — ha poi spiegato il tecnico del Rovigo —, nella concitazione gli ho rivolto un insulto razzista. Mi sono scusato, mi spiace per come mi sono comportato. Sono cose che non fanno parte del mio carattere, del mio modo di vivere. Probabilmente non finir qui, anche perch il Petrarca ha minacciato, attraverso il d.g. Beppe Artuso, ci faremo sentire. Resta in ogni caso la conferma che il rugby l’opposto del calcio: ci si picchia solo in campo, non fuori; gli arbitri vengono attaccati da allenatori e dirigenti, non dai tifosi. E anche l’insulto razzista, quando scappa, non rotola gi dalle gradinate.

13 gennaio 2019 (modifica il 13 gennaio 2019 | 22:41)

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