Libero il predicatore d’odio star del web nel Londonistan –


Ha definito i terroristi dell’11 settembre «splendidi martiri», giustificato la strage a Charlie Hebdo, si è augurato che la «bandiera di Allah» sventoli su Downing Street, che la «sharia venga adottata» dal Regno Unito e i gay lapidati una volta che la legge islamica prevarrà. Eppure Anjem Choudary, il predicatore islamista ex portavoce di Islam4UK e fondatore dell’organizzazione salafita Al-Muhajiroun, entrambe fuorilegge nel Paese, l’uomo che si è sempre rifiutato di condannare gli attentati di Londra del 7 luglio 2005 (52 morti, 700 feriti) e la decapitazione del reduce dell’Afghanistan Lee Rigby, da ieri è un uomo libero. Libertà vigilata, ma pur sempre libertà per l’avvocato di 51 anni nato e cresciuto in Gran Bretagna, origini pachistane, che ha indottrinato migliaia di giovani inglesi – i più pericolosi si stima siano 500, partiti per Irak e Siria – fra cui uno dei più noti tagliagole dell’Isis, quel Mohammed Reza Haque detto «Jihadi John II», che di Choudary è stato la guardia del corpo.

Barba lunga brizzolata, tunica bianca, scarpe da ginnastica, Choudary ha posato ieri a favore di fotografi davanti all’edificio in cui passerà, sotto stretta sorveglianza, i prossimi sei mesi, in attesa di tornare a casa dalla moglie e i cinque figli, nell’abitazione di Ilford, Est di Londra, il suo «giardino». Lo prevede la legge, che offre a un detenuto la possibilità di tornare in libertà dopo aver scontato metà della pena. Così a Choudary è stato consentito di lasciare dopo soli due anni la prigione di massima sicurezza di Durham (Nord-Est dell’Inghilterra), in cui ha scontato metà della condanna a cinque anni e mezzo per proselitismo e promessa di fedeltà all’Isis.

«Lo terremo d’occhio come falchi» promettono fonti dei servizi di sicurezza britannici, che per la sorveglianza impiegheranno oltre 2 milioni di euro, anche per proteggerlo da eventuali attacchi dell’estrema destra. In attesa del ritorno a casa, a Choudary saranno imposte 25 condizioni, che sono per lo più restrizioni: il divieto di lasciare il Paese senza autorizzazione, di usare un telefono dotato di connessione Internet senza il via libera delle autorità, di predicare o frequentare alcune moschee e persino di parlare con i bambini. L’uso del web potrà avvenire solo sotto controllo, vietato rilasciare dichiarazioni pubbliche e interviste ai media.

Ed è questo uno dei punti cruciali delle misure restrittive. Perché Choudary ha fatto gran parte dei suoi proseliti durante le comparsate televisive sui grandi network e con i video on-line, dove è diventato una star pro-sharia. Quattro dei dieci filmati di integralisti islamici più visti di Youtube sono suoi, con il paradosso che il motore di ricerca Google lo inserisce tra i musulmani «illustri» con il sindaco di Londra Sadiq Khan e il ministro dell’Interno Sajid Javid. Perciò l’ex vice-commissario di Scotland Yard, Mark Rowley, ha puntato il dito contro i Big della Rete che hanno dato al predicatore d’odio un pulpito per promuovere «contenuti controversi invece che informazioni accurate».

Il timore è che Choudary ci metta poco a ristabilire la sua rete di adepti del terrore, tra cui figura la cellula terroristica entrata in azione lo scorso giugno a Londra, nell’attentato al London Bridge in cui sono morte otto persone. È anche per questo che, dopo averlo definito «sinceramente pericoloso», fonti governative hanno cambiato registro in queste ore, temendo l’onda di indignazione e paura, e ne hanno attaccato il «mito», descrivendolo come un codardo. «Non è mai andato da nessuna parte a combattere eppure era contento di vedere i suoi seguaci partire per la jihad e morire. Radicalizza i giovani, li manda a combattere ma è troppo spaventato per partire».

I suoi beni sono stati congelati dopo l’inserimento dell’Onu nella «lista nera» dei terroristi e in quella delle persone «legate a Bin Laden» dalla Svizzera.


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