L’ex Italsider di Bagnoli a Floro Flores


L’acciaio materia sempre molto delicata nell’attivit di governo. Lo quando le acciaierie sono ancora attive, come sta accadendo a Taranto, e lo quando le acciaierie sono spente da 28 anni, come sta accadendo all’area ex Italsider di Bagnoli. Lasciamo, per un momento, da parte i nostalgici del mare di Coroglio che continuano a immaginare quanto sarebbe stato bello non avere proprio quella fabbrica all’inizio del Novecento e vediamo quello che sta accadendo. La colata dell’altoforno che ha segnato la fine dell’epoca industriale risale, pu essere utile ricordarlo, al 20 ottobre del 1990. Eravamo ancora nella Prima, primissima Repubblica. Da allora, saltando molti passaggi, accaduto di tutto intorno e dentro il destino di Bagnoli. Solo piccoli flash: il parco realizzato e finito nel 2010 e mai aperto, il crac di Bagnoli futura, l’inchiesta della Procura per disastro ambientale, l’incendio della Citt della Scienza. E soprattutto il tradimento delle attese di un pezzo importante della citt. Veniamo a oggi, il governo affida la gestione di questo groviglio di complessit a Floro Flores, che prende il posto di Salvo Nastasi. In perfetta modalit spoils system. Il presidente della Regione, Vincenzo De Luca, ripete in tutti i modi che non condivide questa nomina ma non viene ascoltato, non vengono neppure ascoltati gli esponenti locali del Movimento 5 Stelle. La Regione ha gi fatto sapere che “vigiler”.

Dunque per Flores il cantiere si preannuncia complicato. Eppure la complicazione vera, ad osservare bene le cose, rischia di essere quella proveniente da chi lo ha nominato. Finora, come Flores ha ricordato, sono stati spesi in progetti 400 milioni. Secondo i piani per far marciare le opere di bonifica e di realizzazione servono 150 milioni all’anno. Ecco il punto: il mandato di Flores include anche la velocit nell’erogazione delle risorse necessarie per trasformare l’area in un pezzo di futuro per la citt? La battaglia sui nomi, dal momento che lo spoils system viene interpretato da tutti allo stesso modo, rilevante ma rischia di non essere il cuore del problemai. In quasi trent’anni Bagnoli diventata la palestra di tutti i mali dell’amministrazione e della politica, incapacit manageriale, incapacit amministrativa, lungaggini burocratiche, conflitti personali, ingorgo tra competenze locali e quelle nazionali. Con il risultato che basta passarci in auto per vedere tutto quello che non si fatto. Sembra il deserto dei sogni annunciati, per di pi con i rischi ambientali nascosti nelle sue profondit. Un posto dove lavoravano 8 mila persone, che diventavano 25 mila con l’indotto una ferita aperta nella citt. E dire che quell’area doveva rinascere grazie a una societ di trasformazione urbana. Parola burocratica che suona come ironica alla luce di quello che sta accadendo. Per le bonifiche si parla di 30 gare. Bene, il punto farle, affidare i lavori alle imprese pi competitive. E ben vengano i controlli di De Luca, e , ci auguriamo, dello stesso Flores. Il punto non mettere, come accaduto in passato, tanti metri di lamiera per nascondere cantieri che non esistevano.

Il punto coinvolgere le Universit, il territorio, le comunit, le istituzioni, in modo che la fabbrica, intesa come somma di attivit anche se non pi di colate d’acciaio, rinasca. Il punto trovare i 150 milioni che servono ogni anno e probabilmente la via solo pubblica di gestire tutto non la formula migliore se non si mettono in moto anche le risorse dei privati. Penso al Pontile, realizzato tanti anni fa dal comune di Napoli, grazie all’impegno di un suo dirigente illuminato engrande civil servant, ,l’architetto Luigi Lopez. E’ l, con i suoi 800 metri protesi nel mare, a dimostrare che le cose si possono fare. Una lettura consigliata la legge che diede vita all’Italsider, nel 1906: “Legge per il risorgimento economico di Napoli”. A volerla, Francesco Saverio Nitti, che andrebbe ristudiato. Da tutti coloro che dicono di voler far rinascere il Sud.

13 ottobre 2018 (modifica il 13 ottobre 2018 | 13:45)

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