L’evasione fiscale si può prevenire? Sì, con l’analisi dei dati e le norme sull’Iva


L’evasione fiscale non un concetto semplice. l’indeterminato che proviamo a calcolare, lo sfuggente che tentiamo di catturare, l’invisibile che cerchiamo di rendere visibile. Si prova a calcolare l’evasione per capire quanto grande e dove si annida. La relazione annuale del ministero dell’Economia ci regala una prima sorpresa: negli ultimi anni l’evasione fiscale diminuita. Il tax gap, cio la differenza fra imposta teoricamente dovuta e imposta effettivamente incassata dallo Stato, sceso di molto se ci concentriamo sulle principali imposte (Irpef, Ires, Iva, Irap, Imu): da 90 miliardi nel 2011 a 83 miliardi nel 2016 (ultimo dato disponibile nella relazione del ministero dell’Economia).

Numeri controversi

Si cerca di catturare l’evasione con il lavoro del Fisco. E anche qui i dati ci dicono che qualcosa migliorato: controlli, liquidazioni, lettere di compliance e riscossione dei ruoli hanno recuperato 3 miliardi in pi dal 2011, 3 miliardi oggi ormai a regime (e senza contare le misure straordinarie). Chiunque obietti che queste cifre non derivano da controlli sostanziali, perch solo questi sarebbero vera lotta all’evasione, dovrebbe rileggere la relazione del ministero dell’Economia: il tax gap comprende anche l’evasione non intenzionale, cio gli errori dei contribuenti; mentre, giustamente, non comprende le attivit criminali, perch cancellando queste se ne cancella quasi sempre anche l’evasione fiscale. Eppure, tax gap e recupero dell’evasione fiscale non ci dicono ancora tutto. In particolare, qualcuno potrebbe porsi la domanda del perch il recupero non si traduca in una riduzione del tax gap, rendendo finalmente visibile, una volta per tutte, l’invisibile e abbattendo l’evasione.

I numeri non tornano per due ragioni tecniche e una, ben pi importante, che definirei strategica. Le ragioni tecniche sono perch diversa la fonte dei due dati e erch sono diversi i periodi di riferimento. La fonte del tax gap il confronto per massa fra le macrograndezze di contabilit nazionale (quelle che formano il Pil) e quelle fiscali (anagrafe tributaria); la fonte del recupero, invece, la somma di tante microvoci corrispondenti alle somme evase dai singoli contribuenti. Inoltre, il tax gap riguarda un singolo anno, mentre il recupero viene realizzato in un determinato anno, ma riguarda diversi anni, tutti quelli che sono stati necessari per accertamenti, liti e azioni esecutive.

Autovelox e Tutor

Ma il motivo pi importante del divario fra riduzione del tax gap e recupero strategico. E si pu sintetizzare in una metafora: la lotta all’evasione non un safari. Non andando a cercare casa per casa gli evasori che si ridurr il fenomeno, come invece si pensa quando si cede a ricostruzioni semplicistiche. In primo luogo, impossibile: nessuna amministrazione fiscale del mondo in grado di controllare tutti i potenziali evasori. In secondo luogo, perch l’idea che la soluzione sia nell’aumentare i controlli ex post confonde lo strumento con l’obiettivo: se si affida la civilt degli automobilisti a un autovelox che sforna multe in serie si rischia di ritrovarsi con una montagna di multe che hanno solo registrato tale incivilt senza curarla affatto. stato molto pi utile introdurre i tutor: quando non elevano contravvenzioni segno che gli automobilisti hanno guidato rispettando i limiti di velocit.

Nel fisco, i controlli successivi possono creare deterrenza (comunque utile), ma non sono in grado di cancellare il fenomeno, se non a rischio di creare un’inutile e controproducente paura. Per queste ragioni la vera soluzione all’evasione fiscale non sta tanto o, meglio, soltanto nella repressione ex post dei tanto invocati controlli sostanziali. Sta nella prevenzione. Il che significa sapere prima di tutto dove si crea l’evasione e poi individuare strumenti che la stronchino al suo nascere: anche nel fisco abbiamo bisogno pi di rallentatori e di tutor (come lo split payment e il reverse charge) piuttosto che di autovelox.

Il gregge di Orwell

Il tax gap ci dice che due terzi dei redditi dei lavoratori autonomi sono non dichiarati, mentre solo un quinto dei redditi delle societ sfugge al fisco. Con buona pace di chi, come le pecore di Orwell, afferma: Piccolo buono, grande cattivo. Ma se l’evasione spezzettata tra tanti piccoli e medi soggetti, a salvarci sar soltanto una massiccia acquisizione di informazioni sui comportamenti di questi soggetti, come quella che si sta facendo con la fatturazione elettronica o si far con la trasmissione telematica dei corrispettivi. Chi ancora non ha capito le potenzialit di tali sistemi e si limita a ripetere che chi non fatturava e scontrinava continuer a non fatturare e a non scontrinare, non ha capito le potenzialit delle informazioni che si stanno raccogliendo. Vuol dire che non sa cosa sia il data mining, cio la possibilit di estrarre indicatori di anomalia su cifre e tempi di fatturazione e incasso dei corrispettivi (o non si fida di quello che possono fare Sogei e Agenzia, ma questo un altro discorso). Questo il tempo dei computer e dell’analisi dei dati, non dei grandi cacciatori bianchi nelle savane del continente (del) nero. L’epoca dei safari finita, se mai iniziata.


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