L’età sospesa di Michael Schumacher: ci restano ricordi e silenzi, ma lui continua a lottare


Chiss come cambiato Michael Schumacher? In viaggio verso la sua terza et, magari con qualche capello imbiancato, rughe pi fonde attorno agli occhi, ci che potrebbe distinguerlo dalle uniche immagini disponibili, riviste all’infinito ma datate. Sono moltissime, la carrellata un kolossal a fondo rosso, segna un’epoca fragorosa e festante, l’ultima davvero felice per la Ferrari. Lui, forte e affamato sempre, bravo, il pi bravo di tutti e dunque citato, evocato, richiamato da un rimpianto persistente. Un fenomeno, il campione dei 7 titoli mondiali. Un uomo che non c’ pi.


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Cinque anni dall’incidente


Eppure Michael continua a viaggiare, magnifico nella memoria, nelle fotografie. Integro, sorridente, anni 30, 35, 40. Schumi, con noi tutti appresso, felici e specchiati in una gioia buona per il presente, per un futuro carico di ricordi formidabili, altro che questa pena, questa malinconia. Abbiamo poco altro, del resto. Informazioni rare e scarne, rilasciate dalla sua famiglia, in assenza di sostanziali novit; una sfilza interminabile di speculazioni che aggiungono esclamativi evanescenti a una verit ormai nota e amara.

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Vivo, non pi in pericolo, indipendente nella respirazione. Osservato, accudito, persino allenato da una equipe di medici, fisioterapisti e infermieri che utilizzano un’area della residenza di Gland, in Svizzera, trasformata in una moderna clinica privata. Schumi resiste, lotta in una dimensione nota a lui solo ma intanto la speranza di un miglioramento pare sempre pi legata alla parola miracolo. Periodicamente registriamo le parole di specialisti illustri — l’ultimo, Tobias Bonhoffer, neurobiologo del Max-Planck Institut, stato intervistato dalla Bild per uno speciale su Schumacher pubblicato ieri — che in termini pi o meno scientifici spiegano quanto sia difficile se non impossibile riattivare tessuti cerebrali danneggiati in quella maledetta, assurda caduta di Meribel. Il quadro clinico sconfortante ma per certi versi inaccettabile, adottando un fatalismo estremo e protettivo. In questo senso possiamo valutare anche le notizie forzate in cronica circolazione, talvolta vergognose, qualche volta spinte da un desiderio umanissimo, dal bisogno di tenere presente, non dimenticare, continuare a farci compagnia.


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Triste compleanno


Nessuno, a cominciare dalla moglie Corinna, manifesta una vera e propria rassegnazione; la carriera crescente del figlio Mick funge da conforto per i vecchi ammiratori di pap; ogni Gran premio buono per citare l’assenza di Schumi come un fardello che pesa, come un termine di paragone imbarazzante per chi l’ha sostituito. Michael resta nell’aria, in pista. Ma intanto abbiamo imparato ad accoglierlo in una dimensione nuova, fatta di silenzio e tenerezza, dopo un abisso di intensit, rumore, furore. Gioie per dolore, appunto. Lentezza per velocit. Quiete per energia. Con la sensazione che anche cos, alle prese come siamo con una impotenza, possiamo stare finalmente pi vicini. Ben consapevoli, lui come noi, di quanto ogni sofferenza riporti una solidariet pi complessa, essenziale e autentica, lungo il crinale sottilissimo della nostra esistenza.

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29 dicembre 2018 (modifica il 29 dicembre 2018 | 21:14)

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