Le ossa ritrovate nella Nunziatura non sono di Emanuela: «È un uomo» –


Ventiquattro giorni per chiarire un giallo e confermare un mistero: la scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Le ossa trovate sotto un pavimento di una dependance della Nunziatura Apostolica, il 30 ottobre scorso, non appartengono alle ragazzine scomparse nel 1983 a Roma. La conferma arriva dai primi risultati delle analisi affidate dai pm della Procura, che sul caso indagano per omicidio, agli specialisti della Scientifica e al laboratorio Circe di Caserta.
 

I resti sono di uomo e risalgono a prima del 1964. Certezze che escludono illazioni e ipotesi susseguite intorno alle ossa rinvenute nel corso di lavori di ristrutturazione a Villa Giorgina a Roma. In base a quanto accertato lo scheletro completo trovato e ‘assemblatò dalla Scientifica appartiene ad una persona di sesso maschile. «Abbiamo individuato su un femore tracce di Dna non completo e quindi inutilizzabile per eventuali comparazioni – spiegano i pm – dove però è stato individuato il cromosoma maschile Y».

Su età e data del decesso serviranno ulteriori esami che verranno svolti anche sugli altri frammenti trovati che però, in base a quanto si apprende, potrebbero addirittura avere una datazione precedente allo stesso scheletro. Dal laboratorio Caserta, che ha lavorato sulla calotta cranica e sull’osso dell’avambraccio, arrivano conferme sulla datazione delle ossa che risalgono a oltre cinquanta anni fa. Un risultato ottenuto grazie all’analisi del Carbonio 14 e a quello che gli esperti chiamano «bomb effect», ovvero l’effetto causato dal divieto, sancito nel 1963, di effettuare i test nucleari nell’atmosfera: ciò altera drasticamente la presenza di radio carbonio su ossa e qualsiasi altro campione organico rinvenuto.

La vicenda era iniziata il 30 ottobre scorso dopo che gli operai di una ditta incaricata per lavori di ristrutturazione nell’edificio di via Po, sede della Nunziatura Apostolica, avevano notato resti ossei appena sotto un pavimento di una dependance. Il Corpo della Gendarmeria Vaticana ha avvisato i superiori della Santa Sede che, a loro volta, hanno contatto le autorità italiane e il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone. La Scientifica ha effettuato una serie di sopralluoghi recuperando i resti sui quali sono stati avviate le procedure per cercare di identificare il sesso e l’epoca del decesso. La scoperta aveva subito fatto pensare alla vicenda delle due quindicenni romane scomparse nel nulla 35 anni fa. Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, in queste settimane ha avuto incontri a piazzale Clodio con gli inquirenti e ha nominato un consulente per una eventuale comparazione con il Dna. Oggi la nuova doccia fredda. «Questi sono i primi esiti degli esami: io vorrei aspettare la fine e poi vorrei avere il risultato dell’esame genetico con il Dna, che può dare la certezza sulla datazione», ha commentato Pietro Orlandi. Anche la sorella di Mirella Gregori, Maria Antonietta, vuole attendere gli esiti definitivi e dice di volere affidare anche degli accertamenti al genetista incaricato dalla famiglia. Resta il fatto che, se le ossa non sono quelle di Emanuela o di Mirella, anziché chiudersi il mistero ora si moltiplica: di chi è il cadavere, forse degli anni ’60, scoperto in terra vaticana? Al giallo delle due ragazze, che dura da 35 anni, ora se ne aggiunge un altro. Negli ambienti vaticani, dove fin dall’inizio si era nutrito scetticismo sul fatto che le ossa potessero essere quelle di Emanuela Orlandi, per settimane non si è nascosta l’irritazione per come il caso veniva trattato sul piano mediatico, recriminando su un danno d’immagine che Oltretevere è stato visto come «devastante». E ora, pur preferendo non esporsi in prima persona, non manca chi chiede chi potrà riparare al «fango» che sarebbe stato gettato sul Vaticano


Venerdì 23 Novembre 2018, 11:18 – Ultimo aggiornamento: 23-11-2018 21:17
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