Le fanta invenzioni che aspettiamo (con ansia) –


È bene chiarirlo subito. Nessunissima intenzione di scrivere un articolo esaustivo sull’argomento. Perché a voler scrivere di invenzioni che tappezzano le pagine dei libri di fantascienza, dei tanti racconti di genere, per non parlare di film e serie Tv, be’ il server di Fantascienza.com si troverebbe in guai seri. Ci vorrebbe una potenza di calcolo che in confronto HAL 9000 sembrerebbe più un robot aspirapolvere che il super computer protagonista del film cult 2001: Odissea nello spazio, diretto da Stanely Kubrick e romanzo di Arthur Clarke; che non fa mai male precisarlo. 

Diciamo piuttosto che l’articolo in questione, con molta umiltà, altrettante lacune e necessarie omissioni è uno spunto di suggestione. E se alcune invenzioni, parecchie a dire il vero, sono state escluse potrebbe essere l’occasione giusta per rileggere i vostri libri preferiti di fantascienza a caccia di fanta-gadget e fanta-invenzioni su cui ognuno di noi ha sognato, chiedendosi con un certo disappunto: ma a cosa diavolo stanno lavorando gli scienziati?!

E comunque gli scienziati lavorano sodo e ci si mettono d’impegno per cercare di inventare nuovi materiali – il grafene mica è arrivato per caso – o nuovi processi di lavorazione. Ma quando arrivano gli alieni e lasciano in giro per la Terra i resti di quello che sembra un enorme picnic cosmico, be’ può rivelarsi una grande e inaspettata fortuna per il genere umano. Arkadi e Boris Strugatzki ci hanno scritto pure un romanzo da cui Tarkosky ha tratto il suo capolavoro a tratti incomprensibile, ma che affascina da morire, dal titolo Stalker. Il romanzo in questione si chiama Picnic sul ciglio della strada e se siete a caccia, come lo stalker protagonista del romanzo, di reperti alieni siete capitati nel momento giusto e nel posto giusto: Marmont Siberia. Un’area circoscritta di questa città è disseminata di avanzi lasciati lì dagli extraterrestri durante una breve, quanto catartica visita, che ha garantito al genere umano, tra gli altri: anelli di metallo curativi, batterie inesauribili e una sfera in grado di esaudire i desideri più intimi di chi la possiede. Una lista della spesa in chiave cosmica che stupisce il lettore quanto il più scafato degli stalker, cacciatori per ricerca e per profitto dei tanti oggetti lasciati lì di cui molti si rivelano letali per l’uomo. 

Se vogliamo c’è una certa superficialità nel trattare la parte scientifica, non ce ne vogliano i fratelli Strugatzki, ma in fatto di attinenza alle leggi imposte dalla natura a un quadro perfettamente coerente con la scienza Arthur C. Clarke non ha rivali e forse una delle sue fanta-invenzioni più celebri è quell’ascensore spaziale che ci auguriamo venga presto costruito; magari non lontano dal luogo in cui lo stesso Clarke, lo ha collocato. Nel romanzo Le fontane del paradiso incontriamo in un paesaggio idilliaco sull’isola di Taprobane che assomiglia molto alla Ceylon in cui Clarke ha vissuto per la maggior parte della sua vita, un cavo sottilissimo e resistentissimo che da una postazione sulla terra si eleva per migliaia di chilometri verso una stazione spaziale. Roba da far venire le vertigini solo a guardarla, per non parlare del salirci. Eppure per quanto fantascientifica possa apparire questa invenzione sono in molti tra ingegneri, fisici spaziali e scienziati a ritenerla una possibilità concreta di poter abbattere in futuro i costi delle missioni ed aprire la strada alla costruzione di imponenti navi che chissà un giorno solcheranno il sistema Solare. Nel frattempo dopo l’arrivo di Oumuamua attendiamo ancora che da queste parti passi Rama.

Lo smartphone l’abbiamo inventato. E da qui al communicator di Star Trek il passo sembra davvero breve. Ma nella saga fantascientifica ideata da Gene Roddenberry rappresenta ancora un fanta gadget al di là della nostra portata. Certo in fatto di comunicazioni siamo andati parecchio avanti tra l’attesissimo 5G e le telecomunicazioni quantistiche sviluppate dalla Cina, ma davvero vogliamo paragonare i nostri attuali dispositivi portatili al communicator di Star Trek? Perché un conto è il chiamare casa dall’altro capo del mondo e un conto il mettersi in contatto su di un pianeta extrasolare con la flotta stellare. Fatte le debite proporzioni apparirebbe più fantascientifico il primo computer indossabile sviluppato da quei geniacci del MIT che negli anni ‘60 lo adoperarono in rocamboleschi esperimenti nei casinò di Reno e Las Vegas. Quindi il communicator resta imbattibile e se poi ci fossero ancora dubbi in merito, provate voi a farvi teletrasportare, dopo una breve telefonata con il vostro smartphone. Hai voglia a provare.

Un oggetto particolarmente utile anche se di difficile catalogazione è senza dubbio un anonimo spray che ha finito col rappresentare, nell’immaginario degli appassionati di fantascienza di fede dickiana, un ottimo strumento da impiegare per le faccende domestiche. La perenne devastazione dell’abitazione dei single soggetta a un processo entropico degno della costante di Boltzmann trova nell’innocuo, quanto ricercatissimo spray Ubik l’antidoto perfetto. Se al posto della vostra nuova auto trovate nel parcheggio una vecchia Dacia, nessun problema, una spruzzatina di Ubik e le cose torneranno al loro posto o se non altro il processo di deterioramento dovrebbe arrestarsi. Se vi capitasse di vedere il mondo invecchiare e trasformarsi in polvere, niente panico, ricorrete all’insostituibile Ubik per contrapporvi a quell’inopportuna, quanto fastidiosa entropia, che rende la vita e la morte estremamente complicate.

Philip K. Dick docet.


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