Le banche presentano il conto alla Ue: «Il no a Tercas è costato 12 miliardi»


«Per le banche italiane i maggiori oneri derivanti dall’impossibilità di utilizzare il Fitd, il Fondo interbancario per la tutela dei depositi, sono stati pari a circa 12 miliardi, risorse che sarebbero state utilizzate in maniera più produttiva per erogare credito ed effettuare ricapitalizzazioni». È il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, a dare la cifra sul prezzo pagato per il no della Commissione Ue alla possibilità di intervento attraverso il Fitd sul caso Tercas (istituto acquistato dalla Banca Popolare di Bari) e di conseguenza sulle altre crisi degli istituti posti in risoluzione e sulle venete. «Credo che il danno che il settore bancario italiano ha subìto anche in termini di reputazione ed eccessive svalutazioni di crediti deteriorati debba essere ristorato». Quando la sentenza del Tribunale Ue che ha dato torto alla Commissione «sarà passata in giudicato esamineremo le strade percorribili».

Banche, credito, politica economica: sono i temi che ieri hanno rappresentato il focus della seconda giornata dei lavori del Forum organizzato venerdì e sabato 22 e 23 marzo a Cernobbio da Confcommercio e Ambrosetti. Lavori aperti dal presidente dell’associazione, Carlo Sangalli, e dal vicepremier Matteo Salvini, e moderati da Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera. Dopo che Sangalli venerdì nella prima sessione del Forum ha quantificato in 382 euro a testa le maggiori tasse nel 2020 in seguito a un mancato disinnesco dell’aumento dell’Iva, e anche sabato ha raccomandato l’urgenza di un «percorso rigoroso e credibile» per scongiurarlo, erano attese sul punto le dichiarazioni di Salvini. Il quale ha subito detto: «Le clausole Iva non sono scattate e non scatteranno. Stiamo lavorando con tutti i nostri uomini che si occupano di economia e imprese. Non scatterà alcun aumento dell’Iva. Vi avevo già dato la mia parola». Al termine, ai cronisti che gli hanno chiesto come sarebbe stato raggiunto l’obiettivo, ha risposto con una battuta: «Dove reperire i 23 miliardi per scongiurare l’aumento dell’Iva? L’oro di Dongo, lo stiamo cercando qui sul lago». E dopo il riferimento al presunto tesoro di Mussolini, il vicepremier ha parlato anche dei rimborsi ai risparmiatori truffati dalle banche: il Tesoro «ci sta mettendo un po’ troppo tempo per i miei gusti. Stanno aspettando una risposta dall’Europa ma io mi sono rotto le palle di aspettare. È Tria che deve firmare e gli chiederò di farlo». Nel dibattito, dopo che Salvini ha anche sottolineato come «saremo noi a salvare l’Europa, cambiandola», sono intervenuti Sabatini, il segretario generale Uil Carmelo Barbagallo, Vladimiro Giacché del Centro Europa ricerche, il presidente della Commissione Finanze del Senato Alberto Bagnai, e Stefano Barrese, responsabile della divisione Banca dei territori di Intesa Sanpaolo.

Molto si è parlato di quale sistema bancario «voglia l’Europa» e del difficile equilibrio degli interventi comunitari fra istituti più finanziari e quelli commerciali, della pressione sui gruppi bancari di regolazione e innovazione ed è stato sottolineato come l’Unione bancaria europea manchi ancora del «terzo pilastro», cioè del sistema unico di garanzia dei depositi. In chiusura Confcommercio e Intesa hanno firmato un accordo per la creazione del primo portafoglio da 100 milioni attivo entro luglio dedicato agli iscritti all’associazione e ai Confidi territoriali.


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