L’allarme di State Street: «Italia fattore di rischio»


L’Italia? Attenzione, è esplicitamente definita un «fattore di rischio» per l’eurozona dai grandi investitori. Per adesso «non contagiosa», però. L’allarme è partito da Milano dove stamattina Lori Heinel, vice responsabile degli investimenti globali di State Street, ha detto: «Il problema dell’Italia non è solo italiano, ma crea stress in tutta l’eurozona».

Il nodo è nella quantità di obbligazioni sovrane che le banche hanno in pancia, dice l’esponente della società americana di servizi finanziari. Che ha sottolineato come siano soprattutto gli istituti di credito francesi, spagnoli e portoghesi a essere esposti al debito italiano e questa esposizione, ha detto Heinel, pesa sulla valutazione delle banche straniere. Secondo Frederic Dodard, responsabile Emea per il portfolio management, State Street dal 2011 ha scelto di investire soprattutto con portafogli indicizzati sul debito dei Paesi principali della zona euro, mentre ha limitato l’esposizione alle nazioni più periferiche. Per la banca americana il rendimento dei Btp a 10 anni supera di circa un punto percentuale il valore ottimale e può dunque essere un’occasione di investimento per chi decide di affrontare il rischio rappresentato dall’incertezza politica.

12 febbraio 2019 (modifica il 12 febbraio 2019 | 13:56)

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