L’accusa del pm: doping per «atleti italiani di alto livello», allertate le procure nazionali


Greber ha parlato di centinaia di sacche di sangue ritrovate e attribuibili a praticanti «tre discipline olimpiche invernali e due estive» tra le quali fondo, biathlon, triathlon e ciclismo. Oltre all’Italia, coinvolte Germania, Austria ed Estonia (9 arresti già effettuati), Svezia, Finlandia, Croazia, Slovenia, Corea del Sud e le Hawaii (Usa) con «salassi» operati prima del celeberrimo Ironman di triathlon.

Greber ha rivelato dettagli scioccanti su un’attività andata avanti dal 2011 allo scorso febbraio, quando la polizia criminale austriaca ha sgominato l’organizzazione. Un atleta di livello modesto usato come «topo da laboratorio» per verificare gli effetti collaterali delle trasfusioni, un altro con una reazione avversa cosi forte da doversi immergere nella neve per abbassare la frequenza cardiaca. I prelievi sarebbero avvenuti in condizioni igieniche «indecenti» e le sacche «in avanzo» riportate a casa cucite dentro giacche e maglioni. Il costo dei trattamenti variava dai 4 ai 15 mila euro a stagione per atleta. Schmidt avrebbe anche affittato su Airbnb una villa a Lillehammer, in Norvegia, per dopare i suoi clienti durante la prova di apertura della stagione del fondo.

Le prove sarebbero così importanti (supportate da confessioni, video e 1.200 email) da rendere quasi superflui i test del Dna che verranno comunque effettuati comparando i profili con quelli conservati dall’agenzia mondiale antidoping.

Il ritardo nella pubblicazione dei nomi degli atleti non tedeschi o austriaci (le due polizie lavorano congiuntamente) è dovuto alla trasmissione dei dossier alle agenzie antidoping nazionali (nel nostro caso Nado Italia) e alle forze dell’ordine dei rispettivi paesi che avvieranno l’azione giudiziaria penale e sportiva.

20 marzo 2019 (modifica il 20 marzo 2019 | 22:48)

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