La scelta di Klinsmann: «Mi spiace per San Siro , ma il futuro non aspetta»


Domani, alle 18.30 (tv: Sky Calcio e Inter Tv), si gioca al nuovo stadio del Tottenham: Spurs Legends contro Inter Forever. I giocatori che hanno fatto la storia dei due club per iniziarne una nuova, in un impianto avveniristico nel quale si può acquistare di tutto ma non si può pagare in contanti. Sono stati i vecchi campioni inglesi a volere i nerazzurri, e visto che di mezzo c’è uno stadio e l’Inter (con il Milan) sta decidendo che fare con San Siro, è il caso di partire da lì. È giusto abbatterlo per costruire un impianto moderno che garantisca maggiori ricavi infischiandosene della storia?

«È bella l’idea di farlo nello stesso posto — spiega Jurgen Klinsmann, tra i convocati per la partita di domani —, con il vecchio stadio deve rimanere un legame, un collegamento emozionale. Il mondo però va avanti, una volta lo stadio serviva per giocare la partita, oggi deve poter accogliere le famiglie, avere ristoranti, negozi. C’è un prima e un dopo i 90 minuti, che i club vogliono sfruttare. A Berlino, tra due anni, ci sarà un nuovo stadio di calcio accanto all’Olimpico. Mi spiace per San Siro, mi spiace molto, ma bisogna attrezzarsi per il futuro».

Klinsmann è uno dei tre doppi ex (gli altri: Berti e Keane) e giocherà il primo tempo con una maglia, il secondo con l’altra. Alla chiamata del c.t. Toldo ha risposto presente e ha attraversato l’oceano «perché è bello rivedere gli amici, i tifosi. Le tre stagioni all’Inter mi sono rimaste nel cuore, come l’Italia e infatti sono tornato per giocare con la Sampdoria. Da voi ho trovato tante persone speciali e ancora adesso, dopo 20 anni, i legami sono forti. Quando ho lasciato Stoccarda per Milano mi si è aperto un mondo».

A proposito di Italia: dopo il crac mondiale gli azzurri sembrano in ripresa. Torneranno protagonisti?

«Nello sport, come nella vita, ci sono momenti difficili e altri felici. L’Italia sta ricostruendo, ha giovani interessanti, buoni talenti e tra due, tre anni sarà al top. A tutti capitano momenti negativi, è successo alla Germania, pensate all’Olanda. Ma in un Paese come l’Italia, nel quale il calcio interessa a tutti, non poteva non esserci una reazione. Ora serve solo un po’ di pazienza perché il talento è importante ma lo è altrettanto l’esperienza».

In serie A, intanto, comanda sempre la Juve. È troppo forte tecnicamente o si vede all’orizzonte chi può interromperne il dominio?

«Da interista devo dire che la Juve così distante dalle altre un po’ mi dà fastidio. Ma loro non vincono solo perché hanno giocatori più forti. La Juve ha una cultura vincente, ha continuità, consistenza, non butta mai via nulla, vince e ha sempre fame. Per batterla bisogna avere più fame di lei, e questo è importante almeno quanto la qualità tecnica».

La serie A dei suoi tempi era il campionato più bello del mondo, poi le cose sono cambiate. L’arrivo di Ronaldo può essere l’inizio della rimonta?

«Ronaldo è un segnale forte, che fa bene alla Juve e a tutta la serie A. Poi servono infrastrutture, stadi. Gli stadi italiani sono quelli del Mondiale 90, la Juve ne ha uno suo, nuovo. E da quello ha cominciato. Grazie agli Europei il campionato francese si gioca in stadi nuovi e questo ha migliorato tutto il movimento»

Lei ha allenato gli Stati Uniti, vive in Nordamerica: come sta il calcio da quelle parti?

«La Lega esiste da 20 anni, c’è un bel campionato, ma per gli americani il calcio sarà sempre e soprattutto uno sport per i giovani, per le università e questo vale per il calcio maschile e per quello femminile. Molti ragazzi e ragazze giocano a calcio anche perché permette di andare al college con la borsa di studio e il problema degli americani, appena hanno un figlio, è decidere a quale università mandarlo. Poi tante cose sono cambiate: 20 anni fa in tv il calcio non esisteva, oggi danno tutto: potrei stare settimane chiuso in casa a vedere calcio, prima era impensabile».

Forse era impensabile anche vedere 40 mila persone a una partita di calcio femminile in Italia.

«È stato stupendo, per me calcio maschile e femminile meritano la stessa attenzione, le partite tra le ragazze mi piacciono, guardandole non avverto differenze importanti. Chi ama il calcio deve dare una possibilità al calcio femminile. L’anno prossimo, poi, in A ci sarà anche l’Inter».

Ma il calcio non sta esagerando con la continua ricerca di nuove e più remunerative formule? Pensa si possa davvero giocare la Champions nei fine settimana e il campionato il mercoledì?

«Il calcio è delle società, e le società pensano ai loro interessi. I campionati nazionali però sono fondamentali. sono il cuore: la passione e l’amore della gente per il gioco nasce lì».

Tornasse in panchina al suo presidente chiederebbe Messi o Ronaldo?

«Tutti e due, chiaro. Spero tanto che Messi riesca a vincere un Mondiale, gli manca quello per essere come Maradona».

28 marzo 2019 (modifica il 28 marzo 2019 | 22:39)

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