la relazione tra cibo e benessere –


Cibo e benessere sono sempre andati a braccetto, anche se negli ultimi tempi pare che questa consapevolezza si sia un po’ persa, complice tanta disinformazione soprattutto sul tema intolleranze alimentari. Il cibo non è assolutamente un nemico da contrastare e sia chiaro che le uniche due intolleranze accettate dalla scienza sono quella al glutine e al lattosio. Detto ciò, ci sono alcuni alimenti che influiscono, tra l’altro, sulla regolazione dei processi infiammatori e possono portare un aumento nel sangue di alcune citochine, quelle proteine prodotte da diversi tipi di cellule immunitarie.

L’infiammazione da cibo
L’infiammazione è percepita da tutti  – spiega il dottor Attilio Speciani, allergologo e immunologo, esperto di intolleranze alimentari – e tutti hanno una discreta sensazione dell’esistenza di una relazione tra ciò che si mangia e lo stato di benessere”. Numerosi studi, negli ultimi anni, hanno consentito di valutare con precisione la relazione tra ciò che si mangia e l’innalzamento di citochine molto specifiche, una precisa connessione tra sintomi correlati al cibo e aumento di BAFF (importante sostanza infiammatoria) sia a livello ematico che intestinale.

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La risposta infiammatoria è in molti casi individuale – prosegue Speciani – e va studiata con attenzione per aiutare la risoluzione nutrizionale di molte malattie. In genere, dipende dalla ripetizione sistematica di alcuni alimenti. Uno studio di Cai del 2014 ha dimostrato che mentre in Europa i cibi “infiammatori” per chi è malato di malattie infiammatorie intestinali sono Latte, Glutine e Lieviti, in Cina, per gli stessi disturbi i cibi coinvolti sono Riso, Soia e Mais”.

Cos’è il Food Inflammation Test
Esiste un test molto semplice, il Food Inflammation Test, in grado di valutare il livello di infiammazione presente nell’organismo e il relativo profilo alimentare personale. Vengono dosate due particolari citochine BAFF e PAF e i risultati diventano strumenti chiave per individuare una dieta personalizzata che ha lo scopo di ridurre lo stato infiammatorio e quindi, l’incidenza di determinate patologie come alcuni tipi di emicranie, l’artrite o la colite. Il test consiste in un piccolo prelievo di sangue capillare dal polpastrello, eseguito in un centro affiliato Recaller o Biomarkers e analizzato in un laboratorio specializzato, con sede a Roma all’Università di Tor Vergata i cui risultati vengono elaborati per ottenere un referto finale.

Esistono cibi antinfiammatori?
La varietà è già di per sé antinfiammatoria – risponde il dott. Attilio Speciani – ci sono poi altri aspetti che aiutano a definire la valenza infiammatoria o antinfiammatoria di una serie di alimenti. La loro ricchezza in isoflavoni, in fitofenoli, in minerali e vitamine. Quanto più un cibo è ricco di sostanze crude e vitali tanto più è antinfiammatorio in generale. Fa qualche eccezione, ad esempio, il licopene del pomodoro che si sviluppa solo con la cottura. Da studi recenti si è anche visto che cibi 169476super-raffinati hanno un’azione proinfiammatoria. Usiamoli solo occasionalmente dando preferenza a cibi, anche industriali, che abbiano però subito poche trasformazioni. E sulla scelta antinfiammatoria ricordiamo che i prodotti dolcificati hanno una valenza che favorisce l’infiammazione e che dal 2006 la Harvard School of Medicine ha definito la corretta distribuzione di carboidrati e proteine nello stesso pasto come una delle più importanti azioni antinfiammatorie gestibili autonomamente per stare meglio, dimagrire, stimolare il metabolismo e controllare i livelli infiammatori di tutto l’organismo”.

La dieta di rotazione
Per ridurre l’infiammazione e favorire la tolleranza alimentare è fondamentale impostare una dieta di rotazione. All’interno della settimana, vengono stabiliti alcuni giorni in cui ci si astiene dagli alimenti assunti in eccesso o verso cui si ha una reattività, e dei giorni durante i quali gli stessi alimenti vengono progressivamente reintrodotti. Un modo per scoprire delle alternative alimentari valide e ritrovare un rapporto di amicizia col cibo. Un po’ come accade con la tecnica che si mette in atto durante lo svezzamento infantile. Il referto del test indica una dieta personalizzata da seguire in totale autonomia con il supporto di una piattaforma gratuita online MD4.me (Medical Doctor for Me) dedicata ai pazienti.

Per stare in forma e ritrovare un benessere generale è chiaro che ogni scelta va studiata sul singolo soggetto, ma la varietà dell’alimentazione quotidiana, la dominanza di cibi freschi e ricchi di sostanze bioattive, insieme al controllo degli eccessi zuccherini e al bilanciamento delle proteine e dei carboidrati in ogni pasto, rappresentano una buona pratica alimentare per prevenire le infiammazioni alimentari.

Mariacristina Coppeto
gennaio 2019




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