La mossa di Sperlari, in campo per il salvataggio di Pernigotti


La mossa di Sperlari, in campo

C’ un’offerta italiana per Pernigotti, arriva da Cremona ed firmata Sperlari. Il gruppo, famoso per il torrone, che a met del 2017 entrato a fare parte della tedesca Katjes international, ha infatti avviato una trattativa con la holding turca Toksz, controllata dall’omonima famiglia, che ha in portafoglio Pernigotti, per rilevare non solo il marchio dei celebri gianduiotti, ma l’intero stabilimento produttivo di Novi Ligure, in provincia di Alessandria, che l’attuale propriet ha invece intenzione di chiudere, esternalizzando la produzione addirittura in Turchia e mantenendo la propriet del marchio. Sarebbe l’ennesimo scippo ai danni di un prodotto tipicamente Made in Italy.

Katjes, contattata dal Corriere, non ha confermato l’intenzione, ma neppure ha smentito. Secondo quanto stato possibile ricostruire l’operazione condotta direttamente dall’Italia, quindi da Sperlari Srl e non dalla capogruppo tedesca che ha sede a Emmerich sul Reno. Un dettaglio di non poco conto, visto che si verrebbe a configurare un’operazione ad elevata valenza strategica, volta ad arrivare all’integrazione di un marchio celebre come Pernigotti con un altro brand storico come Sperlari, azienda a sua volta proprietaria di Saila, Galatine, Dietor e Dietorelle, prodotti molto noti sul mercato domestico. Soprattutto, emerge da indiscrezioni la chiara volont di Sperlari di mantenere gli attuali livelli occupazionali di Pernigotti, che a Novi Ligure impegna circa duecento dipendenti, la met dei quali vedrebbero a rischio il loro posto di lavoro se si andasse a realizzare il progetto annunciato all’inizio del mese dalla propriet Toksz. A Novi gli addetti alla produzione sono solo 55, tutti gli altri hanno mansioni amministrative o commerciali. Nella strategia tratteggiata da Sperlari lo stabilimento piemontese si andrebbe ad aggiungere agli altri quattro che il gruppo ha gi attivi in Italia a Cremona, Silvi Marina (Teramo), San Pietro in Casale (Bologna) e Gordona (Sondrio). Ma l’operazione ancora tutta da definire. Vi sta lavorando in prima persona l’amministratore delegato di Sperlari, Piergiorgio Burei, in diretto contatto con l’azionista e amministratore delegato del gruppo Katjes, Tobias Bachmller.

La possibile integrazione presenta molti aspetti in comune ai due gruppi e andrebbe a rafforzare la presenza italiana di Sperlari. L’azienda, fondata a Cremona 182 anni fa (Pernigotti di poco pi giovane, 1860), conta oggi in Italia circa 400 dipendenti e da quando entrata nell’orbita di Katjes ha visto il proprio fatturato incrementarsi del 20 per cento, a un centinaio di milioni di euro.

L’interessamento di Sperlari per Pernigotti arriva alla vigilia di un incontro programmato domani, luned, a Roma tra il premier Giuseppe Conte, altri esponenti del governo italiano e i rappresentanti della propriet turca del gruppo Toksz. Sul tavolo il tentativo di mediazione da parte dell’esecutivo italiano davanti all’ipotesi pesantissima di chiusura dello stabilimento, ma evidente che l’iniziativa di Sperlari pu cambiare le carte in tavola e prospettare una soluzione assai pi praticabile della vicenda. Secondo fonti sindacali, alla base delle difficolt attuali della Pernigotti vi sono gli investimenti promessi e mai realizzati da parte del gruppo Toksz. Cos Pernigotti finita in rosso: 10 milioni di perdite all’anno in ognuno degli ultimi cinque anni e la richiesta, all’inizio di questo mese, di un anno di cassa integrazione, a partire dal prossimo 3 dicembre, per un centinaio di dipendenti.

24 novembre 2018 (modifica il 25 novembre 2018 | 09:37)

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