La lotta dei dipendenti CA Technologies per salvare l’azienda


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(Fonte immagine: ITPRO)

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(di Barbara D’Amico)

Rischiare mensilità e indennizzi  pur di ottenere un accordo di licenziamento meno lesivo dei propri diritti: è questo lo stallo in cui 127 dipendenti della divisione italiana di CA Technologies, multinazionale dei software con sede anche a Roma e Milano, si trovano dal 25 gennaio. La società è stata acquisita a novembre scorso dal colosso dell’hardware Broadcom che ora sta portando avanti un piano di ristrutturazione tale da mettere in crisi i livelli occupazionali in Italia.

Di cosa parliamo Per 55 lavoratori italiani, infatti, è stato deciso il licenziamento collettivo nel dicembre del 2018. Gli esuberi attuali sono 45, e nelle scorse settimane l’azienda si era impegnata ad accogliere controproposte sulle modalità di uscita. Pochi giorni fa i vertici  hanno incontrato i rappresentanti delle rsu nella sede di Confcommercio a Milano proprio per rinegoziare le condizioni di esubero, giudicate non idonee dai lavoratori in stato di agitazione. L’incontro, però, si è risolto in una fumata nera. E ora il rischio è che, laddove non si trovi una soluzione in tempi brevissimi, le persone siano  mandate a casa senza vantaggio economico e in condizioni che favorirebbero una raffica di cause in tribunale.

La crisi non c’è Tutto rientrerebbe nella normale narrativa delle crisi aziendali, se non fosse per un particolare: che di crisi, alla CA Technolgies e alla Broadcom, non c’era e non c’è nessuna traccia.

«Gli esuberi sono la conseguenza di una strategia di investimento», spiega Francesco Tragni dipendente CA Technolgies e membro delle rsu di Milano. «A dicembre, quando è stata aperta la procedura di mobilità avevamo proposto un piano per evitare i licenziamenti ma l’azienda è stata molto ferma, nonostante gli esuberi non siano dettati dalla crisi o dalla mancanza di utili».

Il motivo dell’eliminazione di posti di lavoro non risiede in effetti né in perdite in bilancio – l’azienda acquisita è sanissima e aveva chiuso il 2017 con un record di introiti  –   né in esigenze di delocalizzazione. La CA Technologies è semplicemente “vittima” della guerra per il controllo del mercato informatico portata avanti da Broadcom, colosso singaporiano dell’hardware che ha comprato la società dopo aver ricevuto il no dall’antitrust statunitense a un’altra acquisizione d’oro, quella della Qualcomm. Broadcom, che pure ha chiuso l’anno finanziario con ricavi per oltre 20 miliardi di dollari –  in crescita del 18% rispetto all’anno precedente –   ha ribadito pubblicamente che l’acquisizione della CA l’avrebbe aiutata a integrare l’offerta di hardware e software, cioè ad aumentarne il valore di mercato.

Per questo i dipendenti ritengono che l’unica ragione per cui non si debbano mantenere livelli occupazionali in Italia, sia puramente strategica: tagliare sul costo del lavoro permette di scalare più velocemente. Sulla pelle, però, di persone in carne e ossa. «Purtroppo venerdì l’azienda non ha cambiato la sua proposta di licenziamento, o meglio c’erano degli elementi in più ma nella sostanza non cambiava molto. Noi avevamo chiesto, tra l’altro, l’aumento del numero di mensilità dovute ai licenziati, la previsione di un bonus per i carichi familiari e la previsione anche per chi ha una certa età di ottenere un bonus – spiega Tragni – Ma in generale è cambiata solo la forma della proposta iniziale. La dirigenza aziendale, poi, ha usato un’uscita secondaria di Confcommercio per evitare i fischi, visto che avevamo organizzato un presidio di protesta».

Il tempo stringe Sin da dicembre il management ha spinto per ottenere un accordo per la non l’opposizione al licenziamento collettivo: ovvero, con l’ok unanime di tutti i lavoratori sulle condizioni d’uscita. Il contratto, dunque, serve anche all’azienda per evitare di essere subissata di cause di lavoro. Ma l’11 febbraio scadono i termini di legge per trovare un compromesso: una volta spirati, Broadcom potrà licenziare in blocco senza riconoscere indennizzi. Sull’intera vicenda l’azienda, interpellata da La Nuvola tramite contatto con l’ufficio stampa americano, non ha risposto.

Le proteste Ora i lavoratori si stanno organizzando per trasformare lo stato di agitazione indetto nelle scorse settimane in un pacchetto di scioperi e proteste. «E’ tutto confermato – dichiara Flavia Ponzetti, dipendente CA Technologies e referente romana delle rsu – Sia le iniziative di protesta sia lo stato di agitazione. A livello legale un’azienda può chiudere degli uffici e dire basta, il problema è che di fronte a queste posizioni la gente si ritrova impossibilitata a poter difendere o rivendicare i propri diritti. Pensi solo che su 27 donne occupate in CA Technologies ne stanno mandando fuori 21, in barba alla normativa. Il tutto senza tenere conto di anzianità e skills». Insomma, una situazione difficile a cui ora solo il tavolo di crisi aperto al Ministero dello Sviluppo Economico potrà trovare una soluzione.

Twitter @BDamico83




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