La Figc ha deciso: stop alle partite in caso di cori discriminatori


Dopo i casi di Udine e Torino e gli appelli di Carlo Ancelotti, sui cori di discriminazione (razziale e territoriale) il mondo del calcio fa quadrato e dal consiglio federale di oggi arriva l’indicazione del presidente della Figc, Gabriele Gravina: si applicherà alla lettera il regolamento che prevede lo stop delle partite. «Ne ho parlato sabato sera con il presidente dell’Aia Nicchi e il designatore di A, Rizzoli, invitandoli all’applicazione rigida del protocollo previsto». Una norma che esiste dal 2013, quando a essere pesantemente preso di mira fu l’allora milanista Boateng in un’amichevole. «Le norme sono chiare», ha ricordato Gravina. E prevedono una serie di annunci dello speaker a tutto lo stadio.

«C’è il primo annuncio — spiega il capo del calcio italiano —, nel secondo si riuniscono le squadre a centrocampo. Se si continua (con i cori, ndr) si va nello spogliatoio e poi si annuncia che la partita è stata sospesa». Norma che però da quando fu varata non ha mai portato a una sospensione di una partita: «Noi denunciamo — ha specificato Gravina — ma poi non è facile far uscire migliaia di persone dallo stadio. Dopo la sospensione della partita poi il problema è del funzionario di pubblica sicurezza», l’unico ad avere il potere di sospendere definitivamente una gara per ordine pubblico.

Nessuno ne parla ufficialmente, in via Allegri, ma gli occhi del mondo del calcio sono ora indirizzati su Atalanta-Napoli, tra una settimana esatta. Intanto domani sono attese le decisioni del giudice sportivo, anche sui cori di sabato scorso. Stamane ad aver parlato della linea dura era stato Nicola Rizzoli a «Radio anch’io sport»: «c’è una procedura ufficiale, stabilita da Fifa e Uefa, per punire gli episodi di razzismo e di discriminazione territoriale: l’arbitro deve fermare la gara per far trasmettere un annuncio pubblico». Il passo successivo «è fermare di nuovo la gara, chiamare i giocatori a centrocampo e dare un altro annuncio. Se non ci sono le condizioni l’arbitro fa rientrare le squadre negli spogliatoi, la gara viene sospesa e la palla passa al responsabile dell’ordine pubblico che decide se sospendere la partita».

Dopo la presa di posizione della settimana scorsa al Viminale, con il vicepremier Salvini e il sottosegretario Giorgetti, ecco poi la stretta anche per quanto riguarda la violenza sugli arbitri. Si passa da una sanzione che era a discrezione del giudice sportivo, ma comunque non inferiore alle otto giornate di squalifica, a un minimo garantito di un anno di stop per chiunque si renderà protagonista di un’aggressione a un arbitro.Il caso è esploso di nuovo a seguito dell’aggressione all’arbitro dei dilettanti, Riccardo Bernardini, della sezione di Roma. «Tolleranza zero? No, meno uno — tuona il presidente dell’Aia, Nicchi —. È un problema nazionale, non solo dell’Aia. Noi siamo le vittime». Stesso leitmotiv di Gravina: «Dobbiamo scrivere una norma risolutiva sulla violenza — ha concluso il numero uno di via Allegri —. Dobbiamo lavorarci sopra, tempo qualche ora e ci sarà la norma definitiva. Sulle lesioni è prevista una pena edittale non inferiore a un anno, ma ci sarà ancora dell’altro».

26 novembre 2018 (modifica il 26 novembre 2018 | 18:23)

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