La festa degli sport invernali, Goggia si confessa: «La mia vita senza competizione non ha alcun senso»


Trentun medaglie complessive nei vari Mondiali (con questa scansione: 10 d’oro, 12 d’argento, 9 di bronzo), cinque Coppe del Mondo assolute – calcolando pure quella che Simone Origone ha ormai in tasca nello sci velocità – e tre di specialità, oltre a 134 podi con 54 vittorie. Gli sport invernali hanno salutato alla Terrazza Martini di Milano una stagione formidabile, di minore impatto in termini quantitativi rispetto ad altre recenti ma nettamente superiore per qualità. Mai era successo, ad esempio, di conquistare così tanti trofei generali e di avere una serie di vittorie dal sapore storico. Sono come minimo cinque: Dominik Paris ha riportato in Italia la Coppa del superG 24 anni dopo Peter Runggaldier, mentre Dominik Windisch ha rivinto un oro iridato nel biathlon a 22 dalla precedente impresa di un azzurro. E sempre dalla specialità che unisce fondo e tiro, una disciplina che sta conoscendo un’impennata di popolarità grazie a questi successi (già coniato il termine di biathlonmania), ecco il primo trofeo assoluto grazie a Dorothea Wierer, pure d’oro al Mondiale di Oestersund nella mass start. Infine, un’altra primizia assoluta, anche se”solo” di bronzo: è la medaglia dei ragazzi e delle ragazze del Team Event dello sci, un podio che segna forse un’evoluzione positiva in una specialità da sempre complicata per la nostra squadra.

Novità

In tema di svolte, non mancano le novità, anche se alcune sono ancora a livello di indiscrezioni (come la possibile nascita di una struttura operativa di complemento, la Fisi servizi). Nella squadra dell’alpino sono previsti riposizionamenti dei tecnici (Matteo Guadagnini tornerà quasi sicuramente a occuparsi dei gigantisti) ed è possibile il ritorno di Jacques Theolier alla guida degli slalomisti: è l’allenatore francese che contribuì a portare Giuliano Razzoli all’oro olimpico 2010. Ma si guarda anche al futuro, non senza guardare con trepidazione e fiducia alla corsa olimpica di Milano e Cortina per i Giochi 2026: il progetto Talent Team, patrocinato dalla Techdow, azienda farmaceutica con valenze cinesi, prende le mosse proprio da qui e guarda soprattutto alla missione olimpica del 2022 a Pechino.

Emozioni

Davanti al colpo d’occhio di una Milano dal cielo azzurro e senza nubi, ciascuno dei protagonisti ha poi raccontato le proprie emozioni e i propositi per l’anno che verrà. Paris, l’uomo delle tre doppiette discesa-superG, nonché di nuovo trionfatore a Kitzbuehel, non fa ad esempio mistero di puntare a confermarsi il re del superG ma di ambire pure alla corona della libera, che ha dovuto lasciare a Feuz in Coppa e a Jansrud in una prova iridata caratterizzata da condizioni fin troppo marginali. Nello snowboard c’è poi una Michela Moioli che spiega di aver vinto prima di tutto “con me stessa e con la pressione che c’era dopo un titolo olimpico” e che ha deciso di provarsi pure nel parallelo (”ma per ora solo per aggiungere curve alla preparazione per le mie gare nel cross), mentre passando al fondo, Federico Pellegrino racconta di gradire l’evoluzione tattica che stanno avendo le prove sprint «perché i cambi di ritmo che si hanno ora in gara costringono a usare la testa e io con la testa ci sguazzo bene».

Goggia

Ma il galà di fine anno è stato anche l’occasione nella quale Sofia Goggia ha spiegato dopo averlo già raccontato sul suo profilo Facebook, com’è riuscita a venire a capo di un infortunio che ha rischiato di estrometterla da una stagione che aveva in serbo per lei la medaglia d’argento nel superG iridato. Sofia ha ricordato i lunghi dialoghi con il suo allenatore Gianluca Rulfi, per trovare una mediazione tra i rischi e gli scenari che lui razionalmente le prospettava e quello che lei avvertiva. “Era giusto che facesse l’avvocato del diavolo. Ma io, dentro di me, forte di quel senso di di sconforto che avevo provato due giorni prima camminando per Moena quando avevo capito – nel mio io più profondo – che la mia vita, senza la competizione, non aveva alcun senso, avevo già deciso”. Soprattutto, sarebbe stato un modo per svilire quanto aveva fatto fin lì, medaglia d’oro olimpica inclusa. A stagione terminata posso dire che correre quel rischio è stato allo stesso tempo un azzardo e la scelta giusta”. E’ una lezione sportiva e di vita, ammette la Goggia: “Non abbiate paura di mettervi in gioco per le cose che sentite giuste e che, in fondo al vostro cuore, volete per davvero. La paura bussò, il coraggio aprì la porta: non c’era nessuno…”. Applausi.

28 marzo 2019 (modifica il 28 marzo 2019 | 17:17)

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