La Cdp in Alitalia? Quattro motivi per dire no (lo vieta la legge e i manager ne risponderebbero)


La Cassa depositi e prestiti, il forziere con dentro 253 miliardi di risparmio postale degli italiani, che finanzia l’Alitalia in crisi, cio un’azienda senza adeguate prospettive di risanamento? Praticamente impossibile, a meno di cambiare la legge e infischiarsene dell’Europa. Quattro gli ostacoli. Primo, le norme: lo statuto interno, ma soprattutto la legge 326 del 2003 con cui l’allora ministro del Tesoro Giulio Tremonti apr la Cdp a soci esterni, vietano questi azzardi. Secondo: i manager di prima linea, in testa l’amministratore delegato Fabrizio Palermo che sta lavorando al nuovo piano industriale (slittato a inizio dicembre), sono responsabili personalmente di eventuali danni agli azionisti. Terzo: l’Eurostat, che oggi classifica la Cdp come intermediario finanziario (e in quanto tale Cassa vigilata a regime speciale dalla Banca d’Italia), potrebbe fare retromarcia e riportarla nel perimetro della pubblica amministrazione. Conseguenza, l’aumento del debito pubblico per ogni investimento sostenuto.

Fondazioni e Vestager

Margrethe Vestager
Margrethe Vestager

E quarto: le fondazioni bancarie in tal caso avrebbero tutto il diritto di uscire dall’azionariato di Cdp esercitando il diritto di recesso. Significa presentare un conto agli altri soci, cio al Tesoro, intorno ai 4 miliardi (3,8 con il criterio di valutazione patrimoniale). Ma sarebbe anche il segnale che qualcosa in Cdp non va per le autorit europee, in particolare per la direzione alla Concorrenza di Margrethe Vestager che vigila sugli aiuti di Stato.

La ricerca

A mettere in fila i quattro vincoli l’Osservatorio Cpi (Conti pubblici italiani) dell’Universit Cattolica di Milano, guidato da due economisti: l’ex guardiano della spesa pubblica Carlo Cottarelli, che ne direttore, e Giampaolo Galli (gi capo economista e direttore generale di Confindustria nonch dell’Ania, ex deputato), da settembre vicedirettore. La nota Cdp e i conti pubblici, a cura di Silvia Gatteschi, stata appena pubblicata dall’Osservatorio. Approfondisce le leggi su Cdp una per una, a partire da Eurostat. E d l’allarme: attenzione, con mosse false Cdp rischia di rientrare nella pubblica amministrazione, perdere la flessibilit e il ruolo di spa e istituto di promozione nazionale, di conseguenza di veicolo per i fondi europei per l’Italia.

Il gruzzolo

un freno all’uso improprio della cassaforte di Stato che, sottolinea l’Osservatorio, ha disponibilit liquide per 175,28 miliardi (bilancio 2017), di cui 149,10 depositati sul conto di Tesoreria del ministero dell’Economia: appena rinegoziato con interessi al rialzo proprio da Palermo, quand’era direttore finanziario. un gruzzolo che pu far gola. Ma per la legge del 2003, nota lo studio, la Cdp non solo ha l’obbligo di garantire la sostenibilit finanziaria delle operazioni, come noto. Il punto che si esclude il sostegno ad aziende senza adeguate prospettive di risanamento. questo il nodo che lascia fuori l’Alitalia di oggi. Inoltre si afferma la responsabilit degli amministratori affinch vengano rispettati i requisiti. Motivo storico d’ansia del consiglio d’amministrazione.

Un’altra Gepi?

Giuseppe Guzzetti
Giuseppe Guzzetti

La struttura di Cdp si deve guardare bene dal presentare al consiglio d’amministrazione operazioni in perdita — dice perci Galli —. La nostra impressione che ci siano un bel po’ di presidi che rendono improbabile che la Cdp diventi la nuova Gepi, l’ex finanziaria pubblica per i salvataggi. A meno di cambiare la legge, ovvio. Cosa possibile. Come per lo statuto. Si capisce cos l’allineamento orbitale perfetto tra le Fondazioni e i vertici di Cdp, la settimana scorsa. In Alitalia la Cassa non deve mettere un euro, non siamo il pronto soccorso, ha detto il 30 ottobre Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Acri (le fondazioni bancarie hanno il 16% di Cdp). Sottoscrivo in pieno, ha aggiunto il giorno dopo Massimo Tononi, che presiede Cassa.

Le resistenze

Il governo ha ventilato un ruolo di Cdp nell’ampliamento della flotta a fianco del vaticinato ingresso di Fs in Alitalia. Ma Palermo il 31 ha smentito che il dossier fosse sul tavolo e il board si limitato alla nomina a vice direttore generale di Alessandro Tonetti. Gi capo dell’ufficio legale, conosce bene i vincoli Eurostat ed stato vice capo di gabinetto al Tesoro con Roberto Garofoli: un piede in pi del Mef in Cassa. Si capiscono ora le resistenze al governo dei manager, pur di fresca nomina e gravitanti sempre pi su Roma (la nuova sede di Milano semivuota).
Non hanno scelta. Se fanno un danno agli azionisti, a partire dalle fondazioni, sono loro a doverne rispondere. E ogni operazione straordinaria passa dal board, come la partecipazione in Tim su cui Cdp sta perdendo, si stima, sui 200 milioni.

Il confronto con l’estero

Fare di Cdp una banca pubblica insomma resta operazione rischiosa se non impossibile, anche se ormai Cassa tanto grande da vincere il confronto con le omologhe francesi e tedesca: l’attivo in rapporto al Pil del 24,4%, il triplo della Caisse des Dpots (7,6%) e quasi il doppio della Kfw (14,4%). Negli ultimi otto anni, dal 2011 al 2017 le partecipazioni del gruppo sono balzate da circa 18 a quasi 31 miliardi. Il grosso viene dall’avere inglobato Sace-Simest e Fintecna, centrali nel nuovo piano. Ma su Poste ed Eni l’anomalia: Il Mef mantiene il controllo direttamente, senza passare da Cdp. Questo terrebbe lontani dai bond gli investitori istituzionali, proprio mentre Standard &Poor’s ha appena abbassato a negativa la previsione su Cdp, in linea con la Repubblica Italiana.

5 novembre 2018 (modifica il 5 novembre 2018 | 08:08)

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