La buona e la cattiva austerity, meno sprechi per la crescita


Al contrario oggi non c’ pi — ed quello che pi ci inquieta nel presentare il libro di Alesina, Favero e Giavazzi – la consapevolezza collettiva dell’utilit di un sacrificio nell’interesse generale del Paese. Ogni misura proposta divisiva. Peggio, sospettata di favorire chi ha di pi ai danni di chi ha meno. La diffidenza alimenta il rancore, l’ignoranza nutre il pregiudizio, l’incompetenza esalta l’arroganza.

Alberto Alesina (Imagoeconomica)
Alberto Alesina (Imagoeconomica)

L’eredit del passato, se negativa, appartiene sempre agli altri. Il debito pubblico, se dello Stato, non di nessuno. L’hanno fatto quelli di prima. Questo sentimento di diffusa irresponsabilit si accompagna all’illusione che tornare indietro sia meglio, chiudersi sia una scelta saggia, proteggersi una necessit. E qui vorrei proporvi un altro titolo celebre dei primi anni Settanta, che tanto felici non erano non solo per le crisi petrolifere, la grande inflazione, le lotte sociali e il terrorismo nascente. Il titolo provocatorio di una rubrica di Indro Montanelli sulla Domenica del Corriere era il seguente: Si stava meglio quando si stava peggio? Oggi qualcuno sarebbe tentato, nell’ubriacatura sovranista, di togliere il punto interrogativo.

Nel gennaio del 1977, al convegno degli intellettuali di Roma, l’allora segretario

Carlo favero
Carlo favero

del Partito comunista Enrico Berlinguer stup la platea con il celebre discorso sull’austerit. Che cosa disse il capo del pi grande partito comunista dell’Occidente, ovvero dell’area a economia di mercato che conosceva, in quegli anni, un momento di profondo malessere sociale? Austerit significa rigore, efficienza, seriet, e significa giustizia; cio il contrario di tutto ci che abbiamo conosciuto e pagato finora, e che ci ha portato alla crisi gravissima i cui guasti si accumulano da anni e che oggi si manifesta in Italia in tutta la sua drammatica portata. Non sfuggiva al

Francesco Giavazzi (Imagoeconomica)
Francesco Giavazzi (Imagoeconomica)

segretario comunista, in un altro passaggio del suo discorso, l’ambivalenza, in termini di politica economica, dell’austerit, che peraltro gli autori di questo libro svolgono in tutte le sue dinamiche scientifiche. Pu essere adoperata o come strumento di depressione economica, di repressione politica, di perpetuazione delle ingiustizie sociali, oppure come occasione per uno sviluppo economico e solidale nuovo, per un rigoroso risanamento dello Stato…. Peccato che anche il Pci nella lunga fase consociativa della Prima Repubblica abbia contribuito, insieme ai partiti di governo che ne portarono la responsabilit principale, ad accumulare il debito pubblico. E i suoi avversari, pregiudicando il futuro assetto delle finanze statali, hanno tentato di sottrargli il consenso popolare approvando misure alla lunga costose e insostenibili. Per esempio sul lato pensionistico o, semplicemente, facendo nascere le Regioni. Ugo La Malfa sosteneva che la spesa pubblica il cemento a presa rapida del consenso. Non cambiato un granch.

Oggi parlare di austerit non molto popolare. Anzi. irresistibile la tentazione di attribuirle ogni nefandezza, persino il cedimento del ponte Morandi di Genova. Le restrizioni di spesa hanno limitato gli investimenti del Paese nelle sue infrastrutture ha detto il vicepremier Matteo Salvini il 15 agosto 2018, all’indomani del tragico crollo. Il sottosegretario alla Pubblica amministrazione Mattia Fantinati, in un post sul suo blog ospitato dal sito del Fatto Quotidiano, pochi giorni prima, il 25 luglio, si era spinto a dire che di austerit si muore, riferendosi alla notizia — poi smentita — che i tagli al bilancio imposti dall’Unione Europea fossero tra le cause degli incendi che avevano devastato, in quel periodo, la Grecia. Dall’austerit all’austericidio il passo breve. Addirittura.

Il leader della Lega, in pi di un’occasione, ha sostenuto che l’austerity non ha ridotto il debito, dimenticandosi peraltro che, a parte il governo tecnico di Mario Monti nel 2011-2012, di politiche autentiche di rigore ne sono state fatte poche, avendo beneficiato gli esecutivi successivi di oltre trenta miliardi di flessibilit nel deficit. Per Salvini anche la crescita negativa registrata nell’andamento del prodotto interno lordo nel terzo trimestre del 2018 stata colpa dell’austerit.

Questa epidermica e pervicace avversione alle politiche di maggiore equilibrio nelle finanze pubbliche forse l’unica che tiene veramente uniti i due partiti populisti di governo e i suoi due ineffabili leader. Eppure Beppe Grillo, in un post sul suo blog, il 13 ottobre 2017, aveva dubitato della sincerit di quello che sarebbe diventato da l a poco un prezioso alleato. Accusava Matteo Salvini di essere un finto ribelle anti austerity perch la Lega Nord (allora si chiamava ancora cos) aveva votato a favore dell’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione. Ma anche Grillo era stato sospettato di scarsa coerenza e sincerit. E da un futuro alleato. In un articolo sul Fatto Quotidiano del 6 marzo 2013 l’attuale presidente della commissione Finanze del Senato, il leghista Alberto Bagnai, rimproverava Grillo per aver

Alberto Bagnai, presidente della commissione Finanze del Senato, Lega (Ansa)
Alberto Bagnai, presidente della commissione Finanze del Senato, Lega (Ansa)

sostenuto che l’Italia era sull’orlo della bancarotta. L’idea che la crisi sia stata causata dal debito pubblico scriveva Bagnai fasulla e sinistramente in linea con l’approccio del precedente governo, che usava questa idea per giustificare le proprie terapie di austerit.

Bagnai partecipando alla trasmissione televisiva Omnibus, nel gennaio del 2018, ha poi fatto risalire anche l’origine del nazismo all’austerit del primo dopoguerra. Scrivendo sul Sole 24 Ore del 18 febbraio 2018 l’altro vicepremier Luigi Di Maio affermava che era finito il tempo di un’austerity stupida e cieca. E aggrappandosi anche lui, buon ultimo, al mito degli eurobond — che chiss perch i tedeschi dovrebbero sottoscrivere, a maggior ragione oggi, con Roma in rotta di collisione europea — insisteva nel criticare una filosofia egoistica e ragionieristica che ha messo i decimali davanti ai cittadini. Al Financial Times del 4 novembre 2018 il capo dei Cinque Stelle confidava che la legge di bilancio italiana era una buona ricetta per l’Europa, poneva fine all’austerit e abbracciava le scelte dell’America di Trump. Una strada non pi percorribile, quella dell’austerit, secondo il premier Giuseppe Conte, in un discorso alla Camera il 22 novembre 2018, incompatibile con la nostra economia. Persino, interpretando le sue parole, contraria alla cultura nazionale, estranea all’antropologia italica. Anche Matteo Renzi ha addossato all’austerit molte colpe. Genera povert ha affermato a una festa del Pd a Botticino, nell’estate del 2017, durante la presentazione del suo libro Avanti, edito da Feltrinelli. Non si pu dire a un malato “torna a correre” se prima non gli dai da mangiare.

L’ampia letteratura nazionale sul tema dell’austerit potrebbe indurre a considerare questo libro del tutto inutile. Un esercizio fine a se stesso. Vi accorgerete, leggendolo, che l’economia ha nemici visibili e insidiosi: il luogo comune, la diceria popolare, la mistificazione dei concetti. L’austerit non un’ideologia, uno stato d’animo o, peggio, una perversione dell’anima. semplicemente uno strumento, o meglio un insieme di strumenti di politica economica, necessari ad affrontare una situazione d’emergenza, a recuperare efficienza, a innalzare il prodotto potenziale, a introdurre maggiore equit sulla strada di un rinnovato sviluppo. Come la sobriet non solo una virt francescana, n una tendenza pauperistica, l’austerit non ha in s solo germi velenosi, non cela tendenze sadiche di governo, pratiche autodistruttive del sistema, come si direbbe leggendo le dichiarazioni riportate all’inizio di questa prefazione. L’austerit pu essere buona o cattiva. Gli autori ne individuano due tipi. Quella che aumentando le tasse non arresta ma amplia la recessione. Al tempo del governo Monti and esattamente cos. Francesco Giavazzi e Alberto Alesina non mancarono di farlo notare, con forza, nei loro editoriali sul Corriere della Sera. Critiche che non piacquero al loro collega ex rettore della Bocconi, il quale si trov comunque a fare una scelta d’emergenza, immediata. E le tasse si alzano molto pi velocemente di quanto non si riescano a tagliare le spese. Ed proprio contenendo queste ultime, specialmente avendo cura di ridurre quelle improduttive, che l’austerit pu essere non solo positiva ma anche espansiva. Pu contare su un moltiplicatore sul Pil pi efficace.

Nel libro sono riportati molti casi di successo, dal Canada al Belgio, con una significativa riduzione del rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo. O le scelte virtuose di Regno Unito, Irlanda e Portogallo, dopo la crisi finanziaria del 2008. Spesso il costo politico dell’austerit elevato. Ma non sempre. David Cameron tagli con coraggio la spesa pubblica e persino il numero di dipendenti statali. E vinse le elezioni. Poi infil la testa sotto la sfida del referendum sulla Brexit, ma un’altra storia. Fondamentale l’effetto sui comportamenti di famiglie e imprese. I tagli alla spesa improduttiva inducono a pensare che in futuro le tasse, avendo lo Stato meno necessit di finanziarsi, possano scendere. E ci favorisce consumi e investimenti. Il timore, invece, che l’austerit, quando insiste su pi tasse immediate e non sembra bastare, agisca sulle aspettative in senso contrario. Specialmente se si riducono gli investimenti. Si attendono misure ancora pi restrittive. La crescita rallenta. Sono importanti le politiche di accompagnamento, soprattutto quelle che intervengono, ad esempio, per liberalizzare i mercati e accrescere il grado di concorrenza di un’economia. In Italia sono sostanzialmente mancate. Essenziale poi la politica monetaria. In tempi di tassi zero o negativi, si pu fare ben poco, sul versante del costo del denaro, per aiutare un’economia in difficolt.

Insomma, l’austerit uno strumento prezioso, se ben dosata. Nocivo se, anzich contrastarlo, alimenta il ciclo negativo. Non una condizione permanente. N una filosofia di vita. Ma non quell’inferno in terra di cui molti parlano, scambiando rigore, sobriet ed efficienza, per masochismo intellettuale o degenerazione senile del capitalismo e delle burocrazie europee. La realt dei numeri ben diversa. E smaschera falsi miti e comode narrazioni. Tutte all’insegna del peggiore dei delitti economici: scaricare gli oneri del debito su chi verr, e ipotecare il futuro dei giovani.

26 gennaio 2019 (modifica il 26 gennaio 2019 | 08:39)

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