La Brexit? Per adesso fa male soprattutto agli inglesi


La Brexit e le sue conseguenze economiche sono al centro dell’analisi di uno dei principali think tank italiani, The European House — Ambrosetti. E per la 32esima edizione del Worksho «Lo scenario dell’economia e della finanza che si terrà a Villa d’Este il 5 e il 6 aprile il gruppo ha elaborato un paper per fare il punto sui tanti elementi di incertezza e sui dati ormai acquisiti. Allo stato, nota la ricerca nessuna delle due linee — Hard Brexit e Soft Brexit — ha prevalso, anche se nella notte del 3 aprile il Parlamento britannico ha deciso con un solo voto di maggioranza di escludere l’opzione del «no deal», l’uscita senza accordo con l’Unione europea.

Alcuni effetti negativi della Brexit tuttavia sono già oggi riscontrabili sull’economia inglese:

•Dall’esito del referendum e a causa di esso, si stima che il Pil Uk abbia sofferto una mancata crescita pari a circa il 2%.La crescita annua per il 2018 è stata pari a 1,3%, la più bassa degli ultimi sette anni e tra le peggiori delle economie avanzate.
Nel 2019 e nel 2020, inoltre, si stima che soltanto Giappone e Italia performeranno peggio dell’economia britannica. •Il valore della sterlina è calato bruscamente dopo il risultato del Referendum, attestandosi su livelli strutturalmente inferiore di oltre 12,5 punti percentuali nei 40 mesi successivi al referendum rispetto ai 40 mesi precedenti. •L’export è cresciuto (grazie alla temporanea permanenza dell’UK nel mercato unico e alla svalutazione della Sterlina), ma l’effetto aggregato è stato negativo:il Regno Unito rimane un importatore netto con una bilancia commerciale negativa per oltre 53 miliardi di sterline nel periodo 2017-2018. •È peggiorata la condizione delle famiglie inglesi. I livelli di risparmio sono calati (l’indice di risparmio delle famiglie britanniche è calato dopo il referendum ed è oggi al 4%, era al 7% prima del referendum). In parallelo, è cresciuto il livello di indebitamento delle famiglie UK, unitamente all’ammontare dei prestiti non garantiti per persona e il rapporto tra prestiti non garantiti e reddito disponibile delle famiglie. Nel 1° trimestre 2018 le famiglie UK hanno registrato un indebitamento netto di 5,8 mld. disterline (1,1% del PIL), in linea con la media registrata a partire dal terzo trimestre 2016. Prima del referendum, le famiglie britanniche erano invece prestatori netti per un ammontare pari allo 0,9% del Pil britannico.

Impressionante, di fronte a questi dati la sintesi demoscopica. Il 49% dei britannici ritiene che scegliere l’uscita dall’Ue sia stato sbagliato, mentre il 40% conferma la giustezza della decisione. E se si votasse di nuovo oggi? Non c’è partita, il 61% degli elettori sceglierebbe il «Remain» e solo il 39% confermerebbe l’attuale accordo con l’Ue faticosamente raggiunto da Theresa May.


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