La boxe fuori dai Giochi? Sfida tra mafia e miliardari kazaki. Così rischia l’addio a Tokyo 2020


Di nobilt nella nobile arte della boxe sembrano rimaste soltanto delle tracce. A sedici mesi dai Giochi di Tokyo, la presenza della disciplina nel programma olimpico (dov’ comparsa nel lontano 1904) sempre pi in discussione tra faide interne federali, impresentabilit dei massimi dirigenti, accuse di combine e dissesti finanziari e veleni assortiti. A inizio anno – in forma riservatissima – il Cio ha incaricato Deloitte – celebre societ internazionale di consulenza e revisione – di verificare l’affidabilit della federazione internazionale su ben 41 argomenti, a cominciare proprio dal profilo etico del neo presidente federale, il miliardario uzbeco di passaporto russo Gafur Rakhimov, accusato dal Dipartimento di Stato del Tesoro americano di essere legato ad organizzazioni mafiose orientali.

L’accusa non mai stata provata in tribunale ma bastata al Comitato Olimpico per bloccare la pianificazione del programma della boxe a Tokyoe inibire all’Aiba, la federazione mondiale, l’utilizzo dei Cinque Cerchi e quindi definirsi federazione olimpica. Un provvedimento senza precedenti. Deloitte consegner il suo report a met marzo e da quello, in buona sostanza, dipender la presenza o meno della disciplina alle Olimpiadi. Rakhimov respinge le critiche, ammette errori nel passato ma rivendica di aver iniziato un piano di rinnovamento etico importante.

Il congelamento del programma olimpico stato duramente criticato dall’italiano Franco Falcinelli – presidente della federazione europea ma sospeso da quella internazionale, dove era vice presidente, per presunte gravi negligenze amministrative – che accusa il Cio di giocare sulla pelle e sul futuro degli atleti e di voler cancellare la disciplina.

Ma i guai per la boxe non si fermano qui. Sui social media infatti comparsa una lettera (anch’essa in teoria riservatissima ) inviata al segretario organizzativo del Cio da una decina di presidenti di federazioni nazionali che chiedono di sostituirsi a quella internazionale per organizzare il torneo olimpico in Giappone. Una procedura del tutto irrituale (l’onere organizzativo sempre a carico delle federazioni sovranazionali) e molto simile a un colpo di mano dietro la quale ci sarebbero la mano (e il soldi) del kazako Serik Konakbayev, ex pugile di alto livello (venne battuto da Patrizio Oliva nella finale dei Giochi di Mosca), ora deputato, sconfitto da Rakhimov alle ultime elezioni federali. Insomma, uzbecko-russi contro kazaki, miliardari contro miliardari, Europa contro resto del mondo e uno sport mai cos alla deriva dopo 300 anni di nobile e gloriosa esistenza.

12 febbraio 2019 (modifica il 12 febbraio 2019 | 19:25)

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