La beffa di una patrimoniale senza incassi


Se c’ una cosa che spaventa risparmiatori e investitori, questa la patrimoniale. Un’imposta che di tanto in tanto viene evocata per aumentare il gettito dello Stato. Se si osserva per quello che accaduto in questi mesi si pu notare come in realt un vera e propria patrimoniale sia scattata senza che lo Stato ne abbia tratto alcun beneficio. Le parole (poi rientrate) sull’ipotesi di inserire nel contratto di governo la cancellazione di una parte del debito, lo scontro con Bruxelles, l’aumento dell’inflazione, il deficit fissato al 2,4% e in generale la tensione che si creata sui titoli di Stato (ultimo segnale l’asta dei Btp Italia che ha raccolto il minimo degli ultimi anni) , hanno di fatto penalizzato i Btp che sono scesi, se prendiamo un decennale da 141 a 125. Vuol dire una perdita dell’11 per cento. Naturalmente non si tratta di una patrimoniale in senso stretto ma comunque di un obolo perso sull’altare dell’incertezza. Costato molto di pi di una vera patrimoniale (supponiamo fissata al 5%). chiaro che si tratta di una pura ipotesi, ma non da escludere che se una patrimoniale fosse stata utilizzata per ridurre il debito pubblico, il segnale poteva persino essere interpretato come una mossa in grado di rassicurare i mercati, e magari lo spread sarebbe addirittura sceso. Fin qui le ipotesi. Poi la certezza. Le perdite subite in questi mesi non consentiranno allo Stato di incassare la tassa sulle plusvalenze, anzi in molti casi consentiranno ai risparmiatori di recuperare le minusvalenze di queste settimana. Dunque una sorta di beffa per le casse dello Stato. Quanto tempo ci vorr per recuperare le quotazioni di marzo? Forse il campanello d’allarme del Btp Italia andrebbe ascoltato con pi attenzione.

26 novembre 2018 (modifica il 26 novembre 2018 | 09:22)

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