Kean unisce l’Italia: «Io e Balotelli faremo grandi cose. Mi spiace per chi è nato qui e non può essere cittadino»


«Per riparar lo smacco/quanto prima al muro attacco/le foto di Levratto e Nicolè!/ Che centrattacco!». Sessant’anni fa il Quartetto Cetra immortalava così il più giovane bomber di sempre della Nazionale, Bruno Nicolè, a segno contro la Francia in amichevole a 18 anni e 258 giorni. L’ex juventino si è ritirato ad appena 27 anni, ha fatto il professore di Educazione Fisica e vive non lontano da Udine, dove Moise Kean sabato ha segnato al suo debutto da titolare in azzurro, a 19 anni compiuti il 28 febbraio. Oggi ci sono i «freestyle», brevi testi in rima a ritmo di rap, e Kean ne ha avuto già uno in suo onore, composto dal suo amico Shade, che ha partecipato anche all’ultimo Festival di Sanremo.


Moise Kean, le cose che non sapete: è sostenitore dello ius soli, italiano dalla nascita, ha cominciato col Torino



Idee chiare


Saranno famosi, i ragazzi del Mancio. Senza essere fumosi: come Moise lo spietato, 4 gol in questa stagione tra Juve e Nazionale in appena 272 minuti giocati. Il balletto hip hop dopo il gol («lo faccio sempre coi miei amici»), la preziosa maglia scambiata con un avversario («tanto ne avevo due…»), la pazienza allenata in tutti questi mesi nelle retrovie della Juventus («lavoro duro per giocare duro»), il pensiero alla famiglia («è anche grazie a loro se sono qui»): il tratto distintivo di Kean il predestinato è la serenità assoluta. «Questo gol può aumentare il mio peso nella Juve? Allegri è sempre stato buono con me — sottolinea —, mi ha sempre aiutato nei momenti difficili e tornerò a Torino con la solita voglia di imparare e con la capacità di farmi trovare pronto. Mancini dice che posso giocare con Balotelli e se lo dice lui, vuol dire che è vero: insieme possiamo fare grandi cose. Mario mi ha sempre dato grandi consigli, mi aiuta nei momenti difficili e mi dice dove ha sbagliato lui…».

Imparare dagli errori altrui è un bel vantaggio. Balotelli per Kean è stato un idolo, a tratti anche un modello, adesso è un amico. Ma i due attaccanti che condividono lo stesso procuratore, Mino Raiola, sono diversi. Il primo sembra storicamente fatto per dividere. Il secondo ha tutto per unire: «Avete visto quanto ha corso con la Finlandia? Moise è prima di tutto un ragazzo generoso — spiega Claudio Gabetta, uno degli allenatori chiave per la crescita di Kean nei giovanissimi Nazionali della Juve —. È sempre stato molto ricettivo e attento a migliorarsi, spinto da una grande fame di emergere. Lo ricordo sempre sereno, piacevole, senza pressioni da parte della famiglia e con uno strapotere tecnico, prima ancora che atletico: la chiave della sua crescita è stata la scelta della Juve di farlo giocare sempre coi ragazzi più grandi. E anche l’ingresso nel convitto bianconero a 14 anni è stato un altro passaggio decisivo».

Tutti ripetono la stessa cosa, come un mantra: «Moise vede la porta». Uno dei suoi primi maestri spiega bene cosa vuol dire: «È una questione cognitiva, di percezione — continua Gabetta —: lui sa dove e quando colpire la palla, con un tempo di gioco che altri non hanno. Ha capacità acrobatiche notevoli e può migliorare in tanti aspetti, come ad esempio il colpo di testa». Quel che conta è che la testa del «centrattacco» resti sulle spalle, soprattutto adesso che la sua quotazione di mercato si impennerà e il rinnovo con la Juve (contratto fino al 2020 a 550mila euro a stagione) sarà di grande attualità. Il resto, se questo è l’inizio, arriverà.

24 marzo 2019 (modifica il 24 marzo 2019 | 22:54)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




http://xml2.corriereobjects.it/rss/sport.xml

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *