Juventus-Milan, Gattuso:«È la partita giusta per fare un’impresa»


Niente illusioni, la Juve è la Juve. «Loro già con la testa alla Champions? No, la loro forza è proprio questa, non si vincono tutti quegli scudetti se non si è concentrati partita per partita. Non mollano mai, sanno reggere la pressione e in questi anni sono stati impressionanti sotto questo aspetto qua. Hanno quei 5 giocatori che sono lì da tempo, sono un valore aggiunto». Rino Gattuso di grandi partite ne ha giocate. A decine. È proprio per questo che non si aspetta una Juventus deconcentrata domani sera a Torino. Sa che il suo vecchio compagno Max Allegri non prenderà la partita sottogamba solo perché mercoledì c’è l’Ajax. «Max è l’opposto di me, non l’ho mai visto arrabbiato».

Grande stima fra i due. Che furono anche compagni di squadra a Perugia. Allo stesso tempo il tecnico rossonero sa bene che un risultato positivo nella tana dei cannibali potrebbe cambiare tutto. La partita della svolta? Potrebbe segnare la fine della crisi? Secondo Rino, sì. Senza dubbi. «Si può vincere, chiamala impresa o come vuoi. Quella di domani è una partita che viene a pennello». Serve però prima uscire dalla crisi tecnica e fisica. Un punto in tre partite è un bilancio da zona retrocessione, non da Champions. Gattuso prova a spiegarla così: «Ci sono tanti giocatori che facevano delle cose incredibili qualche settimana fa. Ognuno di noi ora commette degli errori a livello tattico. Ho sentito dire che Leonardo mi ha detto di giocare con due punte e il trequartista. Son tutte chiacchiere da bar. Voglio essere onesto con voi, vi do la spiegazione. Giocavamo contro l’Udinese, una partita che dovevamo vincere a tutti i costi. Si poteva osare un po’ di più, abbiamo avuto la sfortuna che si è fatto male e non abbiamo avuto più il gioco fluido degli ultimi 20-25 minuti quando Paquetà aveva preso le misure. Se qualche giocatore dice che non l’abbiamo preparata bene, ci sta. Ma sono scelte mie. Tante volte dico a Leo e Paolo chi gioca il giorno della partita. Domani ci vuole tutto, a livello tattico, di personalità e di voglia».

Per cancellare i cattivi pensieri che dal derby in poi hanno bloccato le gambe del Milan. «Il derby era la partita più importante, ma adesso è finita e dobbiamo guardare avanti. Dobbiamo tirare fuori tutto quello che abbiamo. Dobbiamo tornare a un mese fa, a quando non pensavano troppo: giocavamo e basta». Un pareggio domani sarebbe come una vittoria. C’è poco da girarci intorno: «Possiamo ripartire, ci serve una vittoria. La Juve insegna in questo senso, contro l’Atletico la davano per morta e una partita gli ha cambiato la stagione: sono ai quarti di Champions, hanno cambiato mentalità. Possiamo fare come loro». Ripartire subito, questo il messaggio. Approfittando del fatto che anche le altre, Atalanta a parte, non corrono. «Non siamo gli unici che fanno fatica, tranne l’Atalanta. La Samp vince con noi e perde a Torino, la Lazio vince a San Siro e perde a Ferrara. In questo momento c’è equilibrio. Siamo fortunati, siamo ancora al quarto posto». Che però va mantenuto anche in queste ultime 8 giornate. Senza Paquetá, Donnarumma e Conti, con ogni probabilità il 4-3-1-2 visto con l’Udinese andrà nell’armadio. Tornano Kessie e Suso. Più facile quindi un ritorno al 4-3-3. Davanti Piatek con Suso e Borini ai lati. Quel che conta però adesso è fare punti, non come. Prima che sia troppo tardi.

5 aprile 2019 (modifica il 5 aprile 2019 | 15:41)

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