Juncker: «Preoccupato dal regresso dell’economia italiana». Conte: «In settimana sì al decreto crescita»


Conti italiani e tensioni europee. Il colloquio a palazzo Chigi tra il premier Giuseppe Conte e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker spazia dal decreto crescita alla Brexit. Con posizioni chiare. «In settimana confidiamo di approvare il decreto crescita con misure in grado dare impulso a crescita effettiva e potenziale», assicura il presidente del consiglio spiegando di aver illustrato a Juncker anche il decreto sblocca-cantieri. Proposito raccolto sì dal presidente della Commissione ma che ancora si dice «leggermente preoccupato per il fatto che l’economia italiana continui a regredire», tanto da auspicare che Roma faccia «sforzi supplementari per mantenere in vita la crescita economica». Preoccupazione e sentimento, in realtà, perché Juncker annuncia il «grande amore» tra l’Italia e la commissione di Bruxelles, un amore non si sa quanto corrisposto dal momento che l’avvocato lussemburghese ricorda che «bisogna dirlo assolutamente a tutti i ministri italiani».

Il Def non cambia

Sul Def, inoltre, per Conte l’impalcatura «non cambia» rispetto allo scenario concordato con la Commissione lo scorso dicembre. D’altronde il governo italiano aveva previsto «il rallentamento del debito pubblico, per questo ha elaborato una manovra che vuole perseguire una politica espansiva ma responsabile approvando misure di cui il paese necessitava da troppi anni per ristabilire equità sociale».

La Brexit e l’ipotesi no deal

Dai conti economici alla resa dei conti che in questi giorni vive Londra. Sul delicatissimo tema Brexit, Conte al termine dell’incontro con Juncker si dice pronto a ogni scenario dal momento che non c’è «ancora chiarezza sulla posizione del Regno Unito per gestire un processo così complesso» come la Brexit, «per questo anche in Italia ci stiamo preparando alla non auspicata prospettiva no deal. Per questo abbiamo approvato uno specifico decreto legge in materia». Secondo Juncker, invece, il Parlamento britannico «non è riuscito a prendere una decisione: è importante mantenere l’unità tra gli Stati membri. Aspettiamo la riunione del governo britannico».


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