Jannik Sinner, dallo slalom gigante al mare con Piatti: il tennis nel destino


Scusa, sto ridendo perch Andrea Volpini, il mio coach, mentre parliamo ha sbattuto la testa!. La prima intervista non si scorda mai. E pazienza se quella di Jannik Sinner con il Corriere piena di lapsus (Che mestiere fa mio fratello Mark? Boh, non me lo ricordo: fa qualcosa a Bressanone con le stampanti…), intermezzi buffi (Ti faccio lo spelling del nome di mia mamma: S-i-g-l-i-n-d-e), risate. L’importante, ora, che a scorrere fluido sia il tennis di questo altoatesino nato a San Candido il 12 agosto 2001, il millennial che sta bruciando le tappe: tutti a celebrare Lorenzo Musetti vincitore dell’Australian Open Junior — splendido prospetto, per carit, di 7 mesi scarsi pi giovane di Sinner —, mentre Jannik sbancava in sequenza il challenger di Bergamo (primo classe 2001 a riuscire nell’impresa) e l’Itf di Trento che gli valso, nell’ordine: l’11 vittoria consecutiva, 25 mila dollari di montepremi e il n. 322 del ranking mondiale.

Vale la pena, allora, di partire alla scoperta del talentino rosso di capelli scoperto da Max Sartori (coach di Seppi) al torneo di Ortisei e subito portato a Bordighera al Tennis Center del guru Riccardo Piatti, dalla montagna al mare senza perdere tempo: Sciavo, slalom e gigante di cui ero campione italiano, e giocavo benino a tennis — racconta Jannik che non deve il suo nome a Noah —, lasciare la famiglia a 14 anni non stata una scelta facile ma ho sempre voluto diventare forte in uno sport. Pap cuoco a Sesto in Val Pusteria, mamma cameriera nello stesso rifugio. Mi hanno lasciato molto libero: li ringrazio. Inizialmente ospitato da una famiglia croata (Oggi divido casa con altri due giocatori dell’accademia di Piatti: un casino totale), subito affidato alla sensibilit di Volpini (Mi hanno colpito il suo gioco istintivo e molto offensivo e la capacit di gestire le emozioni spiega il coach), Sinner ha fatto progressi veloci, crescendo in altezza e fiducia: Tutti mi dicevano: come giochi bene! Io sono stato l’ultimo a crederci: solo ora sono consapevole del mio talento e delle mie potenzialit.

Tre top-500 battuti di fila, raggiunto il livello serve la continuit. Vinto un challenger, vinto un torneo Itf, l’asticella si alza sempre di pi ma l’unico modo per migliorare — ammette Jannik —. Lavoro su dritto e servizio, il rovescio il colpo pi sicuro, mi trovo meglio sul veloce per mi diverto anche sulla terra: mi piace scivolare. In camera aveva il poster di Bode Miller, oggi apprezza Federer (who else?) e Seppi, per il consiglio pi indimenticabile glielo ha dato Novak Djokovic a Bordighera: Il tennis una questione di fiducia e di testa. In casa parla il dialetto tedesco della sua valle, l’italiano l’ha imparato in Liguria: Avevo le basi della scuola ma poco vocabolario. Sono nato a un passo dall’Austria per al doppio passaporto non ci penso: mi alleno in Italia con coach italiani, sono italiano. Ma non chiedermi di cantare l’inno…. All’orizzonte ci sono le qualificazioni dell’Open Usa, al pi tardi quelle dell’Australian Open 2020. Imboccata la strada giusta, indietro non si torna. Pi.

19 marzo 2019 (modifica il 19 marzo 2019 | 21:00)

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