Izzo l’antidoto a CR7, il Toro si prepara a un derby da scalatori


«Torino vuole dire Napoli che va in montagna», è così che la raccontava Antonello Venditti, cantautore, romano e romanista. Torino nel 1982, l’anno del Mondiali. Trentasei estati dopo un marziano è atterrato in città. La «sua parte» di Torino vorrebbe andare a Madrid e tornare a casa con una Champions. Non è (solo) la città di Cristiano Ronaldo, però la sua immagine spunta dappertutto. È così, anche aspettando questo derby pre «natalizio», che annuncia temperature gelide e cuori caldi. È così, per esempio, in via Roma, strada elegante della città, dove passeggia Armando Izzo, difensore del Toro, nato a Napoli, cresciuto calcisticamente sull’asfalto di Scampia, e poi sui prati del Napoli di Walter Mazzarri. Occhio e croce toccherà a Izzo marcare CR7, il calcio di strada contro quello globale.

E negli occhi, ieri, lo ha guardato Mazzarri, che in questi giorni ha chiamato tutti i giocatori, a uno a uno, nel suo ufficio al Filadelfia. Un faccia a faccia prima del derby, catalogato alla voce «routine», pur sapendo che di routinario domani non ci sarà nulla: Grande Torino tutto esaurito, annunciata la presenza del presidente bianconero Andrea Agnelli, assente questa volta la sindaca Chiara Appendino. Izzo si carica, si concentra, cammina con la moglie Concetta in pieno centro, a pochi passi dal loro appartamento. La barba che cresce, cappello di lana, nero, come il giubbotto di pelle. Non è la stessa cosa del loden verde di Gigi Radice, ma nell’epica del «tremendismo» granata (le cose che i tifosi del Toro amano) è un «look no look» che raggiunge una buona posizione. Altri tifosi, quando Izzo atterrò all’aeroporto di Caselle, lo confusero con Cristiano Ronaldo, atteso negli stessi giorni. Anche le foto scattate quel 4 luglio ingannano. «Poi mi sono tolto occhiali da sole e cappellino e sono scappati via tutti», sorride il napoletano. Izzo prepara il suo derby, iniziato quel giorno d’estate. Preparato vuole esserlo anche il Torino. Urbano Cairo, presidente granata, spiega: «Dobbiamo essere compatti, forti e vogliosi. Ronaldo è un giocatore al top, ci penseranno Mazzarri e i difensori, speriamo trovino le soluzioni giuste». Qualche ora prima Lorenzo De Silvestri, altro granata, aveva detto: «La Juve è un Gran Canyon, ma noi siamo una squadra di scalatori». È il Torino che va in montagna.

13 dicembre 2018 (modifica il 13 dicembre 2018 | 23:14)

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