Italia, il progetto di Mancini: gioco, personalità e tridentino senza nove


Era dai tempi di Conte che l’Italia non ci faceva battere il cuore. Ma il progetto di Mancini sembra simile a quello di Prandelli. Il principio è lo stesso e gira intorno a un concetto semplice: se non hai i campioni devi colmare il gap con il gioco. Geometrie e possesso palla e la personalità per attaccare gli avversari nella loro metà campo.

Prandelli si era affidato al centrocampo rotante, che non dava punti di riferimento ed è riuscito a arrivare sino alla finale dell’Europeo 2012. Mancio è all’inizio del viaggio, ma il tridentino, bello anche se per adesso tremendamente sprecone, è una soluzione in attesa di un centravanti. Balotelli, su cui è caduto Cesare, è l’unico che sappia riempire il cuore dell’attuale c.t. E in attesa che Mario ritrovi una condizione accettabile o che Cutrone cresca un po’ all’ombra di Higuain, possiamo lavorare sulle punte mobili e interscambiabili. Bernardeschi falso nove di un’Italia vera è entusiasta e pronto a sacrificarsi: «Mi sono divertito e credo di aver fatto i movimenti giusti per favorire gli inserimenti dei centrocampisti e per aprire il gioco sulle ali. Devo però imparare a segnare di più e su questo sto lavorando».

Mancini, che non si è scomposto in questi mesi desolanti e ha sempre perseguito l’obiettivo di arrivare pronti all’Europeo non si lascia andare nel momento del (piccolo) trionfo e saggiamente mantiene i piedi per terra: «C’è tanto da lavorare e non sono un mago». Ma la rivoluzione comincia a dare i suoi frutti. E riceve la benedizione di Andrea Pirlo, campione del mondo nel 2006, uno che di qualità se ne intende parecchio: «Era tanto che non vedevo la Nazionale giocare così bene». Servono riprove, a partire dalla partita con il Portogallo, il 17 novembre a Milano. Però qualcosa si vede e qualche scelta è stata fatta. Donnarumma ha vinto la concorrenza di Perin; Bonucci e Chiellini garantiscono solidità alla difesa; il doppio play a centrocampo funziona: Jorginho è intoccabile per Mancio come per Sarri e Verratti sembra finalmente a suo agio in Nazionale.

Il gol resta un problemone come hanno confermato le partite con Ucraina e Polonia, in cui abbiamo tirato quasi quaranta volte. Chiellini, a un passo dalle cento maglie azzurre, lo ribadisce con fermezza: «Dobbiamo essere più freddi». Non basta, però: «Nel secondo tempo con la Polonia abbiamo subìto due ripartenze che ci potevano costare tantissimo. Non bisogna mai perdere l’equilibrio». È una questione di esperienza: «Ai nostri giovani consiglio di andare a giocare la Champions League il più in fretta possibile», dice sapendo di non attirarsi le simpatie dei tifosi della Fiorentina (per Chiesa) e del Cagliari (Per Barella). Ma Giorgione guarda all’interesse Nazionale: «Solo la Champions e l’azzurro ti fanno crescere».

15 ottobre 2018 (modifica il 15 ottobre 2018 | 21:57)

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