iStarter, l’acceleratore italiano ha selezionato 16 start up in crescita


Sul maxi-schermo in sala scorrono i secondi. Una decina di minuti per presentare in inglese la propria idea di business e le opportunità sul mercato. Al tavolo i rappresentanti dei più importanti fondi in capitale di rischio in Europa. Nomi ignoti a molti, ma decisivi nell’individuare idee lungimiranti per supportarle sul mercato. Insegne come 360 Capital, Accel, Copper Street (che ha appena investito nella fintech Satispay), Northzone, Octopus. Senza dimenticare le italiane P101, Innogest, i fondi venture di Invitalia, Bbva e Banco Santander. Gli startupper, o meglio gli scaleupper per definire chi è alla ricerca di risorse ma ha già superato la prima fase di sviluppo, se li contendono cercando di intercettare l’interesse dei manager abituati ad ascoltare e vedere ogni giorno presentazioni e slide, business plan e analisi di mercato sui più disparati settori.

Ieri l’occasione era per la verità più ghiotta del solito. L’acceleratore italiano iStarter, che ha base a Londra, ha selezionato per il terzo anno consecutivo 16 aziende che ambiscono a salire di gamma acquisendo i capitali per crescere, assumere, raggiungere le economie di scala tali da avere le dimensioni competitive per stare sul mercato lottando con chi ha avuto idee analoghe in Silicon Valley, Israele, Hong Kong e Shanghai. Tra le realtà in vetrina accanto alle più blasonate Satispay, D-Orbit, la foodtech Foorban e la piattaforma online per i prestiti alle imprese BorsadelCredito.it una serie di altre aziende molto promettenti. La fintech Conio che custodisce bitcoin, la piattaforma di incontro tra domanda e offerta di lavoro SonicJobs, la hitech ad alto contenuto sociale Maam per la conciliazione famiglia–lavoro, la produttrice di dispositivi per animali domestici Kippy. A ben vedere iStarter, con il supporto dell’associazione no profit Usa Endeavor, porta realtà innovative anche a Pechino e New York, i due caleidoscopi globali della ricerca e sviluppo. Londra sarebbe il terzo polo, ma molti temono una fuga delle fintech per le difficoltà di operare e avere la licenza ora con la Gran Bretagna sta per uscire dall’Unione europea. Da marzo molte saranno costrette a preferire il Lussemburgo o la Germania, poche pensano al nostro Paese per gli ostacoli posti dal regolatore Banca d’Italia.

5 novembre 2018 (modifica il 5 novembre 2018 | 17:27)

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