Ippica, l’addio di Luca Cumani è la vittoria di God Given nel «Lydia Tesio»


Aveva annunciato che a fine 2018 si sarebbe ritirato dagli ippodromi del galoppo, e domenica pomeriggio Luca Cumani, il 69enne allenatore italiano (ma da quasi mezzo secolo di base in Inghilterra) due volte vincitore del Derby di Epsom con i purosangue Kahyasi nel 1988 e High Rise nel 1998, tornava a Roma per sellare nel Premio Lydia Tesio all’ippodromo di Capannelle l’ultimo suo partente in uno di quei Gran Premi internazionali di gruppo 1 che in 43 anni ha vinto – record difficilmente battibile – in ben 11 nazioni di quasi ogni continente ippico. Non solo Gran Bretagna (ad esempio ancora nel 2015 le King George and Queen Elizabeth Stakes di Ascot), Irlanda, Francia, Germania, Italia (dove tra l’altro nelle “Oaks” a San Siro nel 1998 trionf con una cavalla, Zomadarah, destinata a diventare una colonna dell’allevamento mondiale avendo poi dato i natali all’immenso stallone Dubawi), ma anche Stati Uniti (dove con Tolomeo, alfiere dell’allora ruggente scuderia biancorossa Cieffedi dell’avvocato Carlo D’Alessio, nel 1983 umili nell’Arlington Million quegli americani che alla vigilia si facevano beffe degli inviati europei), Canada, Giappone e Hong Kong (poli asiatici dove realizz alcune delle maggiori imprese dell’indigeno Falbrav per i colori della scuderia Rencati), Singapore e Dubai, dove colp con Endless Hall, campione di un altro proprietario di gran stile e altri tempi come il milanese avvocato Alberto Moro Visconti.

E domenica pomeriggio proprio l’ultimo suo ingaggio nel Premio Lydia Tesio diventato un trionfale passo d’addio alle piste per Cumani, la cui cavalla inglese God Given ha centrato il successo grazie a una intonata interpretazione (nel testa a testa con due delle rivali che a 200 metri dal traguardo sembrava ormai perduto) dell’appena 18enne campione degli allievi fantini britannici Jason Watson.

L’ultimo gran premio di gruppo 1 vinto da allenatore da Cumani coincide cos con il primo successo di gruppo 1 da fantino per il baby Watson, e anche questo non un caso se si pensa che Cumani, tra le sue qualit, ha sempre avuto anche quella rabdomantica di essere un talent scout di giovani fantini: primi fra tutti quel Lanfranco Dettori che proprio Cumani appoggi in Inghilterra e lanci ai vertici neanche ancora maggiorenne, e pi di recente quell’altro fenomeno di Andrea Atzeni, il fantino sardo che in Inghilterra ormai ritenuto proprio l’erede di Dettori.

Cumani, figlio dell’amazzone di gran classe Elena e del rivoluzionario allenatore milanese (Sergio) degli anni d’oro della scuderia Cieffedi, ora con la moglie Sara si dedicher ad allevare purosangue (come il fondista Milan con il quale anni fa vinse gi il classico St.Leger di Doncaster), e a seguire l’ascesa del figlio Matteo allenatore come lui ma in Australia.

A Roma Cumani aveva avuto una delle sue prime grandi vittorie, il Derby Italiano nel 1982 con l’inglese Old Country, cavallo con cui tre anni dopo (montato dal leggendario jockey Lester Piggott allora quasi a fine carriera) vinse anche il Premio Roma. E domenica chi c’era a Capannelle, ospite d’onore, a premiare Cumani per il successo nel Premio Lydia Tesio a sigillo della sua strepitosa carriera? Proprio il mitico Lester Piggot. Che domani compir 83 anni.

4 novembre 2018 (modifica il 4 novembre 2018 | 18:23)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




http://xml2.corriereobjects.it/rss/sport.xml

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *