Inter-Napoli. Koulibaly, il gigante buono che chiama tutti «fratelli»


NAPOLILa notte di San Siro gli ha consegnato un protagonismo molto amaro, ha tolto il sorriso al gigante d’ebano, dal carattere docile e l’animo buono. Intaccando quella serenità che non aveva perso neanche dopo la più amara delle sconfitte. Sì, anche nel post Liverpool, Koulibaly con i suoi compagni (li chiama tutti «fratelli») aveva sdrammatizzato. Il calciatore aveva scelto di essere uomo: «Andiamo avanti, forza». Ma mercoledì sera l’insofferenza agli ululati razzisti gli ha offuscato ogni barlume di lucidità. Gli ha tolto la ragione, gli ha mosso le mani. Lo ha indotto ad applaudire l’arbitro. E nell’istante in cui lo ha fatto, si era già reso conto che la luna di San Siro diventava rossa. Di rabbia e di regolamento. «Ho perso il controllo», ha detto subito dopo a chi lo accompagnava sotto la doccia.

Da dieci giornate giocava in diffida, e per chi come lui deve metterci anche il fisico oltre la tecnica per fermare gli avversari, non è scontato eludere il cartellino. Ma contro i buu proprio non ce l’ha fatta. Perché anche stavolta era andato da Mazzoleni, così come fece due anni fa con l’arbitro Irrati durante Lazio-Napoli, per chiedere la sospensione della gara. «Mi dispiace — ha detto a fine partita all’allenatore e ai compagni — Non dovevo lasciarvi da soli».

Lo stato d’animo del ragazzone di colore alto quasi due metri che non si piega alle discriminazioni, ma ha l’onestà per capire che è mancato il controllo. Figlio di genitori senegalesi, è nato in Francia e ha scelto di legarsi ai colori della terra d’Africa. «Sono orgoglioso del colore della mia pelle, di essere francese, di essere senegalese, napoletano: uomo». Il post sui social è stato il modo per comunicare, ancora una volta, al mondo intero che «le diversità arricchiscono». Ed è un concetto che il difensore del Napoli ripete ai bambini che lo fermano per gli autografi, agli immigrati che incrocia ai semafori. Senza alibi, però. Nessuna giustificazione per la sconfitta sul campo e anche per il parapiglia finale.

Tra i primi a prendere le sue difese Cristiano Ronaldo su Twitter: «Nel mondo e nel calcio ci vorrebbero sempre educazione e rispetto. No al razzismo e a qualunque offesa discriminatoria», post a cui il difensore ha risposto con «Grazie Cristiano, le tue parole sono giustissime».

Nel cuore del gigante è tornata la speranza, lui che vive nel segno di Nelson Mandela e Malcom X («perché le loro sono state sempre parole di amore e integrazione») è tornato al campo ieri mattina con la voglia di dimenticare. E ha chiesto ancora scusa. Ancelotti ha sorriso, poi con calma a tutti: dobbiamo ancora crescere. La sconfitta è un’altra storia.

27 dicembre 2018 (modifica il 27 dicembre 2018 | 23:08)

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