Inter-Napoli, cori razzisti e sanzioni Moratti: «Più coraggio e non lasciare da sole le vittime»


Massimo Moratti è l’Inter. Lo è ancora adesso, e così sarà in futuro, nonostante abbia da tempo lasciato presidenza, governo e guida della società: la sua è una voce autorevole. «Purtroppo ci ritroviamo ancora a parlare di fenomeni odiosi, di violenza, di razzismo, addirittura di morte». Tristezza e fatica accompagnano chi come Moratti è innamorato del calcio, non solo dell’Inter, nell’affrontare problematiche simili. Ma Moratti ha le idee chiare: «Il comunicato dell’Inter è ben costruito, ricorda giustamente i principi e i valori che hanno sempre animato la società».

Il dibattito: sospendere sì o no la partita?
«La sospensione può anche essere un segno. Importante è non lasciare sola la vittima, chi subisce certe offese non deve sentirsi abbandonata».

C’è confusione su come applicare le regole, per esempio quella della interruzione della gara.
«Non è vero che non ci siano i mezzi, ci sono eccome. Bisogna dimostrare ai violenti, ai razzisti, il loro isolamento».

Gli arbitri come devono agire?
«In certe occasioni devono avere più coraggio».

Da presidente dell’Inter rammenta esperienze analoghe a quella di Koulibaly?
«Al mio primo anno ricordo un Cremonese-Inter: Ince prese un pugno da un avversario e cadde a terra. Quando si rialzò, l’arbitro sbagliò tutto e lo ammonì e dagli spalti partirono insulti, anche questi razzisti, nei confronti di Ince. La cosa bella accadde tempo dopo quando il comune di Cremona premiò Ince. Per esempio mi sono piaciute le parole di Sala».

L’aria che tira in politica può condizionare?
«Al di là della situazione del Paese, mi aspetto da chi sta al governo che ponga un freno a certe manifestazioni». Il coraggio a Moratti non manca.

27 dicembre 2018 (modifica il 27 dicembre 2018 | 23:07)

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