Inter-Milan, Icardi l’uomo derby e quel bacio al Wanda Nara «Lei c’è sempre nel bene e nel male»


MILANO D’improvviso il vento a Milano. Che poi non c’è quasi mai il vento a Milano. Un vento gelido, che si porta via titubanze e giudizi sospesi, d’improvviso è inverno, d’improvviso è calcio che conta, con le sue emozioni e i suoi verdetti. D’improvviso, è Mauro Icardi. Quando nessuno se lo aspetta davvero più (anche se l’Inter dovrebbe avere già insegnato che il veleno lo mette sempre nella coda), e il pensiero è al tè caldo che ci vorrebbe.

Al 92’ Mauro salta — un altro argentino, Musacchio, non lo sa fermare, Donnarumma non esce bene —, impatta con la testa quel pallone e si prende tutto: il derby, lo stadio, la sfida giocata alla distanza per quindici giorni con l’altro bomber argentino, Higuain, che con lui non c’entra proprio niente. Uno corre per il campo a braccia alzate, mentre il Pipita — sempre ingabbiato, sempre ben marcato e a cui riesce solo qualche buon smarcamento che non dà frutti — esce imprecando con se stesso, con il mondo, con le poche palle che gli sono arrivate, con il destino che gli fa perdere un derby così. «Il derby bisogna vincerlo — è come se mettesse il dito nella piaga Maurito, parlando poi ai microfoni — e noi meritavamo di vincerlo. Abbiamo segnato un gol in fuorigioco, abbiamo preso un palo, abbiamo tirato in porta. Vincerlo segnando alla fine è ancora più bello».

È il derby di Milano, si fa sul serio: ci sono le bandiere Zanetti e Maldini in tribuna a fare i dirigenti, un presidente vero al debutto (Paolo Scaroni), e uno che lo diventerà questa settimana (Steven Zhang), una proprietà born in Usa (ma Gordon Singer è tipo strano, si presenta per Empoli-Milan e non si vede al derby) e un’altra made in China.

Lo spettacolo in campo no, quello non c’è. Non è una partita per esteti, va a fiammate, o a raffiche, per l’appunto, una partita di rabbia e di vento, e anche di calcioni. E di Mauro Icardi. Sembrava tutto finito. E anche un po’ triste, con i frammenti dei festoni argentati che vagolavano per il campo e un pari che sembrava ormai scritto. Ma i campioni servono apposta, per risolvere i problemi e le partite, e indirizzare le stagioni perché la settimana che porta a Barcellona ora si impenna sul vento dell’entusiasmo. «Cosa portano il mio gol e la vittoria? La consapevolezza che dobbiamo continuare così. Ora a Barcellona andiamo sapendo che siamo una squadra forte e che possiamo giocarcela con chiunque. Noi l’antiJuve? Vedremo…».

Icardi intanto si è preso una bella soddisfazione. Anche perché in genere quando si parla di lui nei giudizi c’è sempre un «ma»: è fortissimo, ma dovrebbe giocare più per la squadra, è fortissimo, ma non è ancora completo come Higuain, è fortissimo, ma tutti quei social e Wanda… Il bacio a fine partita tra Mauro e la moglie biondissima è stato il sigillo della grande notte «perché lei è la donna della mia vita, lei c’è sempre, nel bene e nel male, in casa e in trasferta. E mi ha dato una famiglia…».

A qualcuno il troppo social potrà non piacere, ma alla fine passa in secondo piano se in area sei il dominatore incontrastato, se hai già segnato 6 gol e quando non è ancora finito ottobre hai già raddrizzato un cammino in Champions e hai vinto un derby. Tutto il resto se lo porta davvero via il vento.

22 ottobre 2018 (modifica il 22 ottobre 2018 | 09:45)

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