Inter-Milan 0-1, Donnarumma e l’errore nel derby: la crisi di un ragazzo cresciuto troppo in fretta


Esco, non esco, scivolo, non la prendo più, speriamo che non la prende lui, l’ha presa lui, ahi. Dev’essere andata più o meno così nella testa di Gigio Donnarumma in quel secondo fatale che domenica sera ha deciso il derby. Cross di Vecino, Musacchio finisce col sedere per terra, Abate non riesce più a fare la diagonale, lui resta impalato e Icardi di testa fa secco il Diavolo. Inter uno, Milan zero, addio. Non giriamoci intorno: l’errore è grave, evidente, inaccettabile. «Un gol da polli, sì. Ma a Donnarumma non si dice niente, come non si dice niente a tutta la squadra, in occasione del gol c’è stato l’errore di tutta la difesa, non diamo le colpe a un singolo perché le colpe sono di tutti». Così Rino Gattuso a fine partita. Ha ragione solo in parte: giusto non gettare la croce addosso al portiere, che va recuperato prima di tutto sotto il profilo psicologico, perché una nottataccia così stenderebbe un bue, figurarsi un ragazzo di nemmeno vent’anni dentro a una cosa più grande di lui, ma è chiaro che dopo un errore tanto marchiano nascondere l’evidenza sarebbe ancora peggio. Perché quella di Gigio è chiaramente una crisi. E non è iniziata ieri.

Cosa si è rotto?

Donnarumma non è più cresciuto. Dopo la prima straordinaria stagione qualcosa si è rotto. Cosa è successo? Cosa è cambiato? Era sopravvalutato prima? È sottovalutato ora? È una questione tecnica? Mentale? È recuperabile? E se sì, come? Di certo viene quasi naturale ricondurre l’inizio di tutti i mali a quella assurda estate del 2017. La guerra contrattuale ma soprattutto mediatica fra il suo agente Raiola e la società rossonera, nello specifico l’ex d.s. Mirabelli, ha tenuto banco quasi fosse un caso di Stato. L’impressione è che i guai di Gigio siano iniziati lì. Perché è lì che si è trasformato dall’essere un ragazzino con un talento eccezionale e un futuro radioso in un investimento onerosissimo e per forza di cose ingombrante, è l’ che è passato dal «gioco per il gioco» al «dare per avere» che è poi il mondo del lavoro, il mondo dei grandi. Se guadagni oltre 6 milioni di euro netti l’anno, è normale che chi te li dà pretenderà da te una prestazione da 6 milioni di euro l’anno. Chi te li dà ma anche – perché il calcio non è un lavoro normale – chi guarda, chi tifa, chi tifa contro. E siccome non sempre succede, occorre essere preparati a gestirle, quelle pressioni. Quel non poter essere sempre all’altezza di tutto e di tutti, perché così è il calcio e così è la vita. Eccola, forse, la verità: semplicemente Gigio è diventato troppo grande troppo in fretta. A volte succede. E non è semplice.

Non è migliorato dal punto di vista tecnico

Gigio resta un fenomeno. Un portiere eccezionale. Non si arriva a mettere insieme 114 presenze in serie A (133 con le coppe varie) a 19 anni e mezzo se non si dispone di un talento grande grande. Eppure anche tecnicamente qualcosa non funziona più. Non è più cresciuto, Gigio, non è più migliorato. Quelle che erano le sue criticità due anni fa sono le stesse ora. Le letture degli spazi sulle uscite alte, e l’Inter ne sa qualcosa, sono un esempio. E l’errore del derby è un esempio chiaro ma solo l’ultimo. Da quest’estate il Milan ha cambiato preparatore dei portieri. È tornato Valerio Fiori, ex terzo portiere rossonero dal 1999 al 2008, tornato a ricoprire il ruolo dopo averlo già svolto tra il 2008 ed il 2016. Proprio lui aveva visto muovere i primi passi di Donnarumma anche se quest’ultimo era molto legato a Magni, giunto al Milan tre anni fa grazie a un’intuizione dell’ex amministratore delegato, Adriano Galliani. La speranza era che il cambio potesse contribuire a una ripartenza della sua crescita tecnica. Per ora non è stato così.

Resta un risorsa

Voti Corsera di queste prime partite: contro il Napoli 5, Roma 6, Cagliari 5,5, Atalanta 5,5, Empoli 7 (l’unica vera sua partita di alto livello quest’anno), Sassuolo 6,5, Chievo 6, Inter 4. Sembrava esserci stato un miglioramento nell’ultimo mese, da Empoli in poi. Ma il derby di ieri sera lo ha fatto ripiombare nel buio. E ora che fare? Di certo Gigio giovedì non giocherà in Europa League, perché le gare di coppa sono di Reina. E poi? C’è chi, come Matteo Salvini, vorrebbe il cambio: «Per conto mio Donnarumma lo vedrei nella panchina della Primavera. Perdere un Derby al 92′ per una farfallata del genere tu non giochi le prossime 10 partite per quel che mi riguarda» ha detto ieri il politico leghista, noto tifoso rossonero. La realtà è però diversa. Donnarumma resta una risorsa, o un asset, per dirla come gli economisti. Nel senso che metterlo in soffitta sarebbe del tutto illogico, una follia, tecnica e ma anche imprenditoriale. Oggi la sua valutazione non corrisponde chiaramente più ai quei 70 milioni di cui si parlava due estati fa. Erano un eccesso? Forse. Così come è un eccesso attribuirgli l’etichetta di brocco oltre che le colpe in esclusiva del k.o. di domenica e della classifica rossonera. Ora però sta a lui. Solo a lui.

22 ottobre 2018 (modifica il 22 ottobre 2018 | 12:18)

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