Informazione, un polo per la previdenza sotto l’Inpgi


Sarebbe una rappresentazione più adeguata dei tempi che cambiano. Un riordino che parte da un presupposto. C’è una categoria priva di riconoscibilità eppure fondamentale nel mondo dell’informazione che in questi ultimi 15 anni ha vissuto una rivoluzione copernicana complice l’impatto di Internet sui media e sul modo di fare giornalismo. Parliamo dei circa 20 mila professionisti della comunicazione, che lavorano nelle aziende private e negli enti pubblici, nelle agenzie di pubbliche relazioni e nel mondo della politica. Lavorano in una filiera sempre più strutturata, intermediari delle notizie pubblicate da giornali, radio, siti ed emittenti. Rappresentano una professione non ordinistica e versano i loro contributi all’Inps seppur prestano la loro attività in un settore affine a quello dei giornalisti che sono sotto il cappello previdenziale dell’Inpgi. Un emendamento alla legge di Bilancio, che trova consensi nella maggioranza giallo-verde (il dossier è nelle mani del sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon) propone la confluenza della categoria dei comunicatori (pubblici e privati) nell’istituto di previdenza dei giornalisti, ora guidato da Marina Macelloni. Per chi svolge l’attività come lavoratore autonomo l’iscrizione sarebbe prevista alla gestione separata dell’Inpgi, ora destinata a raccogliere i giornalisti non contrattualizzati come i freelance.

Si creerebbe un polo pensionistico autonomo di settore. La proposta normativa potrebbe trovare spazio nella manovra durante i lavori dei prossimi giorni. Al momento si starebbe valutando l’impatto economico. Per i conti pubblici ci sarebbe solo uno spostamento di risorse: l’uscita di 130 milioni di contributi ora versati all’Inps, quindi al settore pubblico, che affluirebbero all’Inpgi stabilizzandone i conti. Di contro il passaggio del settore giornalistico a quello pubblico, semmai fosse ipotizzato in futuro, peserebbe sui costi dell’erario e dell’Inps quattro-cinque volte di più: circa 600-700 milioni. La cassa dei giornalisti archivierà il 2018 con uno sbilancio di circa 175 milioni di euro. Presenta, dato Covip, il maggior saldo negativo delle Casse tra contributi versati e prestazioni erogate. Una sofferenza dettata dal fatto che si sta assottigliando la platea contributiva. Gli iscritti all’Inpgi sono molti di meno rispetto al passato complici le difficoltà dell’editoria. Il turnover generazionale non sta avvenendo con un tasso 1 a 1. I giornalisti che hanno raggiunto i requisiti pensionistici e sono diventati percettori di assegno sono molti di più di quelli che entrano nel mondo del lavoro sostenendo il gettito contributivo.

30 novembre 2018 (modifica il 30 novembre 2018 | 10:04)

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