In banca una volta al mese: «Gli sportelli saranno molti meno, preparatevi»


Una volta al mese. Per la precisione, in media 1,3. È la frequenza con la quale i clienti delle banche visitano l’agenzia fisica. Quasi la metà rispetto a dieci anni fa, quando la periodicità era di quasi due volte al mese (1,7). Conseguenza (o premessa): diminuiscono ancora le filiali bancarie, in picchiata. Lo scorso anno erano 27.358 contro le 34.139 del 2008, il 6% in meno. In dieci anni si sono perse 7 mila sportelli bancarie. Lo dicono i dati resi pubblici venerdì e sabato scorso a Ravenna al seminario annuale con i giornalisti organizzato dall’Abi, l’Associazione bancaria italiana presieduta da Antonio Patuelli (divulgabili solo oggi). «Dati già superati – ha commentato Patuelli — Questi ultimi mesi sono stati interessati da fusioni, acquisizioni, incorporazioni frutto delle crisi. A fine anno gli sportelli saranno molti di meno, preparatevi». La previsione dell’Abi sugli impieghi, cioè i prestiti bancari, comunque cresce:+2,6% quelli alle famiglie nel 2019 e +3,2 nel 2020, + 2,5% quelli a famiglie e imprese nel 2019 e +2,8% nel 2020.

Usano solo i canali fisici 5 clienti su 100

Nell’ultimo decennio i clienti bancari in Italia che usano solo i canali fisici sono crollati dal 21% al 5% mentre quelli che usano gli sportelli Atm per il prelievo automatico, l’Internet, il mobile banking con cellulare e tablet o i contact center sono schizzati dal 79% al 95%. Soprattutto cresce l’accesso alla banca con lo smartphone: in sette anni le banche che hanno attivato questo canale sono aumentate del 300%, dicono le rilevazioni dell’Abi. Mentre è aumentata del 103% nei dieci anni la diffusione dei Pos, i dispositivi nei negozi per il Pagobancomat (sono 2,4 milioni, anche se tuttora soprattutto nei piccoli centri ci sono commercianti che non li usano malgrado l’obbligo di legge). Quanto a mutui e prestiti, Patuelli non vede per ora un credit crunch, il crollo del credito bancario a famiglie e imprese, ma sottolinea il rischio spread ed è cauto sul futuro: «Il credit crunch? Lo vedo quando c’è stato. Ma c’è un aumento dei costi dei mutui per le famiglie e dei prestiti per le imprese. Se lo spread si stabilisce a 300 o oltre non è certo un incentivo».

La ri-costituzione dell’Europa

Patuelli ha poi invitato a rilanciare l’Europa con una nuova costituzione, una «fase ri-costituente», con le elezioni del Parlamento europeo attese in primavera: «Non c’è chiarezza di che cosa sia l’Unione europea, manca la cornice istituzionale. E’ una federazione? Una cooperazione? Un mercato integrato? I trattati non lo specificano e una costituzione non c’è. Questa è la vera causa della disaffezione verso l’Unione europea. Se la concreta realizzazione si ferma, se si è nella nebbia senza la bussola è chiaro che non c’è più sogno né strategia». E ancora: «La soluzione non è il disfacimento dell’Ue ma una fase ri-costituente che coincida con le elezioni di maggio. La nuova commissione non deve essere ripetitiva».

Il posto di Mogherini è troppo poco

Federica Mogherini, Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri
Federica Mogherini, Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri

Il presidente dell’Abi ha auspicato per l’Europa che uscirà dalle elezioni una fare re-costituente — nel senso di varare una chiara costituzione europea — e un posto per l’Italia più influente di quello attuale , con l’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Nulla contro Federica Mogherini , anzi, che ricopre il ruolo: «In una casella economica diversa avrebbe portato all’Italia risultati — ha detto Patuelli —. Ma quella casella è ininfluente. L’Italia ha indispensabile bisogno di un nuovo portafoglio economico della nuova Commissione Ue . La scelta di quel ruolo è stata sbagliata. Confido che nei prossimi mesi crescano le prese di posizione pubbliche su questo». Una delle possibilità perdute era la casella di commissario europeo per gli affari economici, poi occupata da Pierre Moscovici.

Le trattative sull’Unione bancaria a due gambe

Sull’Unione bancaria europea, ancora incompleta, la posizione dell’Abi è invece di procedere così com’è e dichiararla conclusa anche se manca la terza banca, il fondo europeo per la difesa dei depositi (oggi ci sono i fondi nazionali, in Italia il Fidt che tutela fino a 100 mila eruo in caso di crac bancario). «La posizione sta prendendo piede nell’Ue. è ora di chiudere il processo – ha detto il direttore generale dell’Associazione, Giovanni Sabbatini — . Una soluzione è dire che il processo di costruzione dell’Unione bancaria è chiuso e portare avanti i fondi nazionali con accordi di semplice finanziamento». Oltre alle due gambe già costruite che sono l’Ssm, il meccanismo di supervisione unico, l’organo di vigilanza all’interno della Bce dove l’italiano Andrea Enria è appena succeduto a Danièle Nouy; e il Brrd, il meccanismo unico di risoluzione delle crisi bancarie che armonizza le regole per eventuali crac. L’ipotesi di compromesso evita il fondo comune europeo per la garanzia sui depositi e introduce un network di fondi di garanzia nazionali che fornisca, in caso di crisi, prestiti obbligatori al fondo che li richieda.

Ristori e Carige

«Auspico che le sentenze sulle 11 banche in crisi arrivino velocemente – ha detto Patuelli —. Siamo interessati a che sia risolto il problema dei ristori: se ci sono stati dei truffati devono essere rimborsati dai truffatori». Altro auspicio è che «abbia successo l’aumento di capitale della Carige e che ci restituiscano l’integrità del prestito subordinato concesso», nuovo modello di sostegno attraverso un prestito obbligazionario.

19 novembre 2018 (modifica il 19 novembre 2018 | 17:06)

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