In arrivo i rimborsi per i truffati dalle banche (con Isee fino a 35 mila euro)


Sono passati undici giorni dal consiglio dei ministri che, secondo il comunicato di Palazzo Chigi, ha approvato il decreto «sblocca-cantieri» e «avviato l’esame» del decreto «crescita», ma di entrambi i provvedimenti non c’è traccia. Dei due decreti legge fantasma circolano solo delle bozze. Il primo, che dovrebbe rimettere in moto le opere pubbliche, è stato approvato «salvo intese» perché Lega e Movimento 5 Stelle non erano d’accordo su numerosi punti: dalla nomina di una pluralità di commissari per sbloccare i cantieri (favorevoli i 5 Stelle, contraria la Lega, che preferirebbe un supercommissario) alla scelta delle opere da inserire nella lista delle priorità (le grandi infrastrutture care alle imprese del Nord o i cantieri segnalati dalle amministrazioni grilline del Mezzogiorno?). Sulla questione sta mediando il premier, Giuseppe Conte. L’ultimo vertice a Palazzo Chigi con i ministri e viceministri interessati si è tenuto giovedì. Il compromesso allo studio prevede il rinvio del nodo dei commissari, che verrebbero individuati in un secondo momento, quando strettamente necessari, con un dpcm, decreto della presidenza del consiglio. La bozza, inoltre, potrebbe subire modifiche sul tetto ai subappalti, che salirebbe dal 30 al 40-50% dei lavori (la Lega avrebbe voluto togliere ogni limite), e vedere l’ingresso delle norme per facilitare l’edilizia privata e la rigenerazione urbana: un pacchetto di misure, anche questo, sul quale spinge il Carroccio e che è guardato con sospetto dai 5 Stelle pronti a bloccare di nuovo ogni tentativo di introdurre sanatorie sui piccoli abusi edilizi (la Lega ci aveva già provato nelle prime bozze del decreto). Non è chiaro se il testo dovrà tornare in consiglio dei ministri ma, assicurano fonti di governo, «arriverà in Parlamento nei prossimi giorni».

L’altro decreto, quello denominato «crescita», dovrebbe tornare sul tavolo del consiglio dei ministri nella prossima riunione, probabilmente martedì. Anche su questo provvedimento c’è un braccio di ferro tra 5 Stelle e Lega su dove indirizzare le poche risorse a disposizione. La predisposizione del testo è inoltre complicata dal fatto che esso dovrebbe ospitare anche le norme per velocizzare i rimborsi ai risparmiatori truffati dalle banche. La misura principale del decreto «crescita» è l’abolizione della mini Ires al 15% sugli utili reinvestiti, introdotta con l’ultima legge di Bilancio ma che si è rivelata troppo complicata da applicare. Cancellare questa agevolazione consentirebbe di recuperare meno di due miliardi l’anno che potrebbero essere dirottati a copertura di una serie di sgravi: riduzione dell’aliquota Ires per tutte le imprese dal 24 al 22,5% nel 2019 e poi di un punto l’anno fino al 20% nel 2022; aumento della deducibilità dell’Imu sui capannoni dal 40 al 50% quest’anno e al 60% nel 2020; reintroduzione del superammortamento al 130% sugli investimenti in beni strumentali (esclusi i veicoli). Dovrebbero entrare anche norme per la tutela dei marchi storici del made in Italy e un fondo di sostegno per l’economia circolare.

Ci sarebbero, infine, le norme, per garantire i rimborsi automatici ai risparmiatori truffati dalle banche che abbiano un Isee non superiore a 35 mila euro e con un patrimonio mobiliare fino a 100 mila euro. Lo sblocca-cantieri e il decreto crescita dovrebbero essere gli strumenti per invertire la congiuntura, secondo il governo. Ma se la recessione è reale i decreti, per ora, sono fantasma. Una mano a spingere la crescita attraverso i consumi potrebbe arrivare dal «reddito di cittadinanza». Le domande sono state presentate da 853.521 famiglie, coinvolgendo 2,8 milioni di poveri. Si prevede che la maggior parte delle richieste venga accolta e che da aprile parta il sussidio.


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