Imprese, denuncia di Assolombarda Bonomi: rischiamo stretta del credito


Assolombarda è preoccupata per le piccole imprese «che nel 2019, stante l’attuale situazione, potrebbero subire una nuova stretta del credito». Lo ha sottolineato Carlo Bonomi, Presidente di Assolombarda, in occasione della seconda giornata

Il presidente di Assolombarda, Carlo Bonomi (Lapresse)
Il presidente di Assolombarda, Carlo Bonomi (Lapresse)

degli Stati generali del Credito promossi da Assolombarda, martedì a Milano. «Il credito, dopo il lavoro e il fisco, è il terzo pilastro del nostro piano strategico di crescita per le imprese: il sistema delle banche sta mutando e influisce sul fare business. Abbiamo una scarsità di private equity e venture capital che, invece, sono necessari per finanziare l’innovazione», ha continuato Bonomi.

La spinta degli industriali è soprattutto verso la crescita: «La nostra associazione ha fatto alcune proposte, occorre a nostro avviso potenziare il pilastro della crescita nella manovra», ha detto il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia durante gli Stati Generali del Credito di Assolombarda, «chiede alla politica di valutare le nostre proposte, valutare se siano nel bene del Paese, se non lo sono dovrebbero cestinarle, altrimenti farebbero bene ad ascoltarle. Se si vuole che ci sia crescita, bisogna anche affrontare la questione temporale, in quanto tempo facciamo le cose che diciamo». Il

Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia (Lapresse)
Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia (Lapresse)

numero uno di Confindustria ha sottolineato che «è un momento molto delicato per il Paese», che richiede unità, più che divisioni. «Lo abbiamo dimostrato con il Patto per la Fabbrica insieme a Cgil, Cisl e Uil. Il momento è delicato per la vita del Paese, le parti sociali si compattano per un fine comune che e’ quello di creare più occupazione, ridurre il cuneo fiscale per lavoratori e avviare un grande piano infrastrutturale. Bisogna recuperare senso di comunità. Non mi sembra che le dichiarazioni della politiche vadano in questa direzione», ha attaccato.

Sulla crescita pesa però lo spread alto che per le banche, ha spiegato il presidente

Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli (Lapresse)
Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli (Lapresse)

dell’Abi, Antonio Patuelli, «per noi è un fattore di produzione. Non possiamo rassegnarci a una ipotesi di abituarci cronicamente a uno spread a 300 punti. Sarebbe un handicap complessivo sul sistema di produzione dell’Italia. Ci può essere una fase di passaggio, ma non può esserci una stabilizzazione dell’Italia a 300 punti, perché questa verrebbe a essere deglutita non solo dalle banche, che sono un anello della catena produttiva, ma anche da imprese e famiglie», ha sottolineato Patuelli.

13 novembre 2018 (modifica il 13 novembre 2018 | 22:16)

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