Il vincolo (interno) dei 23 miliardi per l’Iva


l calendario delle scelte del bilancio dello Stato corre. E la battaglia combattuta con l’Europa per negoziare la soglia di deficit compatibile con le regole dell’Unione, ormai cosa del passato. Quella soglia del 2,04%, spuntata dopo lunghe mediazioni, un capitolo che adesso dovr fare i conti (parola scelta non a caso) con uno scenario di recessione tecnica e con l’avvio del percorso del nuovo Documento di economia e finanza. Al netto dello scenario che potr riproporsi, di un braccio di ferro con la Commissione europea, la vera questione che stavolta i vincoli saranno tutti interni. Cominciamo dal primo, la clausola di salvaguardia che prevede l’innalzamento delle aliquote Iva a partire dal primo gennaio 2020 in caso di mancate misure alternative. Vuole dire una cosa sola: l’obbligo di reperire in qualche modo almeno 23 miliardi di euro. Certo la minore tensione sullo spread potrebbe aiutare sul fronte della spesa per interessi, ma non basta. Quelle risorse andranno reperite dai conti dello Stato, dai conti delle Regioni, dei Comuni, dalle tasche dei contribuenti. E se a questo si aggiunge l’ipotesi di riduzione delle imposte per le famiglie annunciata in queste settimane, la macchina delle entrate dovr girare a pieno regime. Le societ che vedono lo Stato come primo azionista (direttamente o indirettamente attraverso Cdp), dall’Eni all’Enel a Snam, a Terna, stanno facendo il possibile con i loro dividendi per contribuire al bilancio pubblico, ma non basta ancora. E il capitolo delle privatizzazioni, tante volte evocato, ora persino quantificato in 18 miliardi di euro, non vede al momento l’avvio di nessun intervento.

Nessuna selezione di banche d’affari, nessuna individuazione di un elenco possibile di dismissioni. Certo, la fase di mercato, nei mesi scorsi non era delle migliori, ma qualcosa bisogner pur avviare. Come spesso ripeteva Donato Menichella, che era stato direttore generale dell’Iri e governatore della Banca d’Italia, dunque la gestione delle due realt-chiave del Paese, non solo per quei tempi, sta in noi. Un passaggio che spesso si dimentica, imboccando la scorciatoia di prendersela con gli altri. Che sia la Francia, la Germania o l’Europa intera.


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