Il ritorno di Belotti: con lui il Torino torna a riveder le stelle in casa Samp


Si dovrebbero rivedere le stelle, ma ci sono troppe nuvole e quel che resta del sole non è ancora tramontato. E comunque Andrea Belotti incontra il suo allenatore nel sottopassaggio dello stadio, quello che porta le squadre al parcheggio e quindi al pullman per Torino. «Te l’avevo detto che il gol sarebbe tornato quando magari non te l’aspettavi. È così che succede ai grandi attaccanti», dice l’allenatore del Torino, che parla e sorride. Questa, in qualche modo, è la prima notizia. Ce ne sono altre, in ordine: il Toro batte 4-1 la Sampdoria, quest’anno allo stadio Ferraris aveva già vinto solo l’Inter; i granata salgono al settimo posto, a un solo punto dal Sassuolo. «Ottimo Belotti, doppietta e non solo, è una bella vittoria, ma sappiamo di voler dare continuità ai risultati, teniamo sun profilo basso, sempre», spiega Urbano Cairo mentre (sorridente) lascia lo stadio.

E i sorrisi, quello dell’allenatore, quello del presidente, sono contagiosi. Appaiono anche sul volto di Belotti, che dopo il secondo gol porta finalmente la mano destra sulla fronte: la cresta del Gallo è tornata. Come il gol, che non arrivava dal 23 settembre contro il Napoli, alla faccia delle prestazioni che erano già sembrate convincenti, come le prove del Toro con Udinese, Bologna o Fiorentina. Ora, «quando magari non te l’aspetti», ne arrivano due insieme, uno di testa (12’), l’altro su rigore (43’) conquistato e questa volta tirato in maniera impeccabile. Solo che Belotti non si accontenta, anche se non smette di sorridere, entrambi ottimi segnali: «Mi sarebbe piaciuto fare una tripletta».

C’era quasi riuscito, con un magnifico sinistro al volo, in acrobazia, una di quelle giocate che con il blucerchiato Roberto Mancini facevano infiammare lo stesso stadio: «L’ho presa troppo bene, il passaggio di Aina era bellissimo, bravo il portiere a rispondere». Voleva la tripletta, «ma sono felice così, pensiamo da squadra e sappiamo che possiamo fare ancora meglio».

Intanto arrivano altri complimenti (stavolta pubblici), perché Mazzarri sfoglia la rosa degli attaccanti che ha allenato e paragona Belotti a Edinson Cavani. Ecco, adesso il Gallo sorride anche di più: «Ringrazio Mazzarri, per queste parole, ma anche per il lavoro, il sostegno. Non è solo un allenatore, è un esperto di calcio, ha vissuto molte situazioni, sa come si affrontano e sa darti i consigli giusti. Cavani? Beh, sì, magari, è un grande attaccante, spero di fare quello che ha fatto lui in carriera».

Le premesse sono incoraggianti. Per i due gol di domenica (di Falque e Izzo le altre reti granata, per la Samp a segno Quagliarella sulla respinta di un rigore mal calciato), ma anche per quello che il capitano del Toro ha fatto vedere, non solo in area. Mentre in aria resta la domanda sul c.t. Mancini: «Certo che tengo alla maglia dell’Italia, sono italiano. Ma so che un mio ritorno passa solo dalle mie prestazioni e dai gol con il Toro». Non sarà una serata stellata, ma sono passate le nuvole ed è tornato l’azzurro.

4 novembre 2018 (modifica il 4 novembre 2018 | 22:59)

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