Il risparmio non è un tema elettorale


La crescita al centro di molte discussioni in Italia. Soprattutto per la sua assenza. Come spesso accade nel nostro Paese, prevalgono le parole sui fatti concreti. Ci sono, ad esempio, tanti decreti annunciati, approvati salvo intese. In pratica finch non saranno scritti, nessuno potr mai sapere cosa davvero contengono. C’ solo da sperare che abbiano effetti reali. Ma parlare di crescita significa avere un’idea chiara del Paese e delle filiere che possono contribuire allo sviluppo.

L’attenzione, non certo elevata, data dalle istituzioni a un evento come il Salone del Risparmio a Milano, dimostra che c’ ben poca sensibilit alla concretezza. Altre manifestazioni, pi mediatiche, e facili da veicolare a cittadini visti solo come elettori, hanno raccolto l’adesione entusiasta di frotte di ministri. Non si tratta certo di stilare classifiche, ma di avere un’idea chiara delle priorit. Oltre quindicimila tra operatori e risparmiatori che, attraverso conferenze e incontri, si interrogano sul futuro del risparmio non sono interessanti? Eppure il 50% della ricchezza finanziaria degli italiani, si parla di 2 oltre mila miliardi (ben pi del prodotto interno lordo del Paese in un anno) gestita da quelle societ che si sono ritrovate a Milano. E si sono ritrovate a discutere di temi come sostenibilit, responsabilit sociale, governance delle aziende. Fattori che spingono le persone a credere nelle imprese, gli investitori a orientare risorse verso il nostro Paese. A ristabilire la fiducia nell’Italia. Certo: nessuna novit. Che la parte produttiva del Paese riscontri ben poco interesse da parte della politica e delle istituzioni, se non a parole, una costante. Pensiamo per soltanto per un momento a cosa potremmo essere se ci fosse questa attenzione. Ed questo il dispiacere maggiore.


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