Il richiamo di Guzzetti: bisogna superare l’odio che sta spaccando il Paese


Giuseppe Guzzetti ha letto centinaia di relazioni nel corso della sua vita professionale, della sua attività politica, da quando guida la Fondazione Cariplo e l’Acri. Ma questa volta le sue parole hanno un sapore diverso. Non soltanto perché si tratta, come dice lui stesso davanti alla platea dell’Angelicum a Roma, di un «commiato», dal momento che l’incarico di presidente dell’Associazione tra le Casse di risparmio si avvia alla conclusione, ma perché, dice «non vi nascondo che ho riflettuto a lungo e alla fine non ho voluto che la mia coscienza desse un giudizio di codardìa ad un anziano come me, che ha passato molte stagioni politiche, economiche, sociali, a partire dall’immediato dopoguerra, quando lo scontro politico era durissimo ma non è mai venuto meno il rispetto dell’avversario».

È come se alla 94esima Giornata del Risparmio avesse deciso di passare il testimone non solo dell’Acri: «Nella stagione che stiamo vivendo un veleno sta insinuandosi nella nostra vita quotidiana e colpisce i gangli più delicati della nostra democrazia. È l’odio che spacca il Paese…».

Parla della grande differenza che passa tra un avversario e un nemico. Certo «l’odio non viene dal nulla. I bisogni reali non possono essere ignorati. Non vanno strumentalizzati, ma affrontati e risolti. Anziché percorrere la strada spesso difficile e impervia del confronto democratico, si preferiscono scorciatoie pericolose». Le fondazioni hanno fatto della battaglia alla povertà minorile una loro priorità assoluta, dunque il termometro del disagio invia segnali molto chiari. Precisi.

Va orgoglioso del fatto che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, abbia definito le fondazioni «ancore» su cui l’Italia può contare per il suo futuro. Ed è forse per questo che il richiamo ai toni della politica di questi mesi è così forte: «La diversa opinione non va demonizzata. La dialettica è utile e necessaria e i problemi del Paese non vanno imputati ad ipotetici poteri forti». E c’è bisogno della «pluralità dell’informazione che va tutelata come ricchezza di una società democratica». Non a caso inizia difendendo i tecnici del Tesoro: «Sono indignato dai giudizi inaccettabili e dalle insinuazioni». La Cdp? «Non entrerà in Alitalia e non può essere il pronto soccorso delle aziende in crisi». In fondo Guzzetti non ha mai smesso la sua passione, la politica intesa come servizio alle persone e al Paese. Perciò il suo richiamo va anche alla platea, dove siedono banchieri, i presidenti delle fondazioni, in prima fila il sottosegretario Giancarlo Giorgetti e il presidente della commissione Finanze, Alberto Bagnai. Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha sottolineato come «le banche continuano a detenere e sottoscrivere titoli di Stato nonostante lo spread che riduce il valore dei titoli e conseguentemente il patrimonio». Occorre maggior rispetto e fiducia per le banche», ha dichiarato. La conclusione è di Guzzetti: «Affido a voi, classe dirigente del Paese, l’urgenza di una riflessione ma, soprattutto, di comportamenti e di atti che fermino questa deriva che mina alle radici la nostra democrazia». Scatta l’applauso e la platea si alza in piedi.

1 novembre 2018 (modifica il 1 novembre 2018 | 21:59)

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