Il reddito di cittadinanza secondo Tridico, l’ideatore della riforma


Quando finalmente finir la polemica sterile contro il Reddito di cittadinanza, quella che tira fuori solo problemi inerenti l’elusione, i furbi, gli scansafatiche, fino ad arrivare al “divano”, e alle “vacanze” dei poveri, e quando si comincer a leggere e conoscere nella sua interezza il provvedimento che introduce il Reddito di cittadinanza, come misura di reddito minimo in Italia, di contrasto alla povert e di riattivazione verso il mercato del lavoro, allora, penso, necessariamente si apprezzer l’intero provvedimento, la finalit degli obiettivi, i mezzi attraverso i quali agisce e le risorse che mobilita.

L’esigenza di uno strumento di reddito minimo in Italia, come il Reddito di cittadinanza, trova una pluralit di giustificazioni teoriche, economiche, giuridiche e morali. Dall’inizio del secolo scorso economisti come James Meade, Oskar Lange, ma anche Karl Polanyi e pi recentemente Amartya Sen, solo per citarne alcuni, sostengono la necessit economica e sociale di uno strumento di sostegno al reddito universale, nelle diverse variet di sussidio sociale, di reddito garantito, di dividendo sociale, di reddito minimo o di reddito universale.

Anche economisti considerati in qualche modo conservatori come von Hayek o Milton Friedman sostengono tale necessit. Non tutto: la costituzione Italiana, almeno in 2 articoli fondamentali, l’articolo 3 e l’articolo 38, ritiene necessario l’intervento dello Stato nel rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano la libert e l’uguaglianza dei cittadini (art 3), e stabiliscono il diritto al mantenimento e all’assistenza sociale dei poveri, degli indigenti e dei disoccupati (art 38). E ancora, il pi recente Pilastro Sociale dell’UE, all’art 14, stabilisce chiaramente il diritto al reddito minimo per garantire una vita dignitosa e allo stesso tempo ritiene utile combinare tale reddito minimo con incentivi alla integrazione nel mercato del lavoro. Due obiettivi ed uno strumento, appunto, come il Reddito di cittadinanza. Ci sono infine diversi leader religiosi nel mondo come Papa Francesco, che considerano tali strumenti, e il welfare in generale, un mezzo per lo sviluppo umano, e non un costo.

Ma se tutto questo non convince ancora i pi scettici, allora c’ l’evidenza empirica, che evidenzia come in periodi di crisi, come quella che ha colpito gran parte d’Europa dal 2009 in poi, strumenti come il reddito minimo non solo sono utili per evitare l’esplosione della povert, come avvenuto in Italia, ma sono necessari per stabilizzare, o almeno compensare in modo quasi automatico, il ciclo negativo, sostenere i consumi, la domanda aggregata e quindi l’economia, evitando cos una spirale recessiva o quantomeno attutendola. Quando la critica al reddito di cittadinanza diventa meno aggressiva, si tirano fuori argomenti del tipo: “si poteva rinforzare il Rei”. Anche in questo caso la critica non trova fondamento, poich non solo si “rinforzato” il Rei in modo oggettivo ed evidente in termini di beneficiari, platee e risorse, passando da un contributo individuale massimo di 187 a 780 euro e da una platea potenziale di 1 milione ad una di quasi 5 milioni di persone, e da un fondo di poco pi di 2 miliardi complessivi a poco pi di 8 miliardi complessivi. Ma si anche “rinforzato” il Rei nella parte che riguarda il “cuore” di quel provvedimento, ovvero il contrasto alla povert, la rete dei servizi sociali attraverso i comuni e l’inclusione sociale.

Infatti, per questo obiettivo le risorse aumentano notevolmente, di circa 130 milioni nel 2019 passando a circa 347 milioni, raggiungono 587 milioni nel 2020 e triplicano nel 2021 passando a 615 milioni di euro. Una dotazione di risorse mai vista prima per l’obiettivo della lotta alla povert. Una vera rivoluzione, e per conoscerne bene la portata basterebbe chiedere alla Caritas o alla Alleanza contro la Povert che negli anni scorsi non hanno mai visto tante risorse.

Tutto questo fa parte del cosiddetto Patto per l’inclusione sociale, per quelli pi distanti dal mercato del lavoro, con particolari disagi sociali e non proprio pronti a lavorare. I beneficiari di Reddito di cittadinanza che stipulano il Patto di inclusione sociale presso i Comuni e i Servizi sociali avranno condizionalit e obblighi diversi, prevalentemente di tipo sociale, rispetto a coloro che stipulano il Patto per il Lavoro, come succede in tutti i paesi europei. Perch la povert non dipende solo dalla mancanza di lavoro.

Perch la povert un problema multidimensionale. E l’obiettivo fare in modo che il Patto di inclusione sociale sia in qualche modo “propedeutico” rispetto al Patto per il Lavoro. Anche rispetto a questo obiettivo, di pi diretto contrasto alla povert, dovr essere valutato il Reddito di cittadinanza. Infine, oltre a “rinforzare” il Rei in lungo e in largo, si aggiunto un altro fondamentale pilastro, che potremmo definire “lavorista”, di riattivazione verso il mercato del lavoro, seguendo alla lettera l’art. 14 del Pilastro Sociale dell’Ue citato sopra, e costruendo un reddito minimo che possa garantire una vita dignitosa combinato con incentivi alla integrazione nel mercato del lavoro.

Anche in questo caso, la critica al pilastro “lavorista” priva di fondamento. I centri per l’impiego (Cpi) non sono pronti, si dice, le politiche attive sono inesistenti o quasi, e via discorrendo. Vero. Ma proprio per questo giusto partire al pi presto possibile, e questa una occasione d’oro. Del resto la finalit di contrasto alla povert e sostegno al reddito rimane soddisfatta anche durante la costruzione e il potenziamento dei Cpi, da cui quella finalit indipendente, e con cui la riforma dei Cpi non in conflitto. Come per il contrasto alla povert e la rete ad essa connessa, anche i Cpi, le regioni e tutti i servizi ad essi collegati, non hanno mai visto tante risorse: 120 milioni nel 2019 e 160 milioni dal 2020 per 4000 nuove assunzioni presso i Cpi. 200 milioni per l’assunzione di 6000 navigator nel 2019, 250 milioni per il 2020 e 50 milioni per il 2021, attraverso Anpal servizi Spa.

Quindi una dotazione di 10 mila nuovi operatori per i servizi dell’impiego pubblici che si aggiungono ai circa 8000 esistenti. A ci si aggiunge una ulteriore dotazione di 480 milioni nel 2019 e di 420 milioni nel 2020 per strutture e infrastrutture fisiche e tecnologiche presso i Cpi e le regioni che in questo hanno competenza. Sono inoltre compresi fondi per la stabilizzazione degli attuali precari dell’Anpal, per nuove assunzioni in Inps, per i Caf, e per i sistemi informativi unitari, ovvero le piattaforme tecnologiche su cui poggia l’intero programma. Inoltre, la differenza tra il Fondo per il Reddito di cittadinanza, cio 8,32 miliardi a regime dal 2021, e l’erogazione del beneficio, pari a regime a 7,21 miliardi, di oltre 1 miliardo di risorse per il mantenimento di tutta la struttura dei CPI, di Anpal, e di tutti i soggetti convolti (Inps, Caf, Comuni, Enti di formazione, Enti accreditati, sistemi informativi, piattaforme, ecc). Il programma del Reddito di cittadinanza ha una architettura complessa, studiata sulla scia dei migliori esempi europei di reddito minimo, e prevede formazione e condizionalit, oltre che un vasto programma di incentivi alle imprese e agli enti di formazione accreditati.

Questa parte del programma del Reddito di cittadinanza identifica un approccio molto orientato verso le politiche attive e il reinserimento nel mercato del lavoro dei beneficiari. All’interno del Patto per il Lavoro che il beneficiario di Reddito di cittadinanza stipula presso i Cpi o gli enti accreditati quali le Agenzie del Lavoro (ApL) si identifica un percorso di riattivazione del beneficiario e pu includere anche un Patto per la Formazione con il quale l’impresa si impegna a fornire formazione al beneficiario. Il programma prevede incentivi per le imprese che assumono il beneficiario a tempo pieno e indeterminato, e non lo licenziano senza giusta causa o giustificato motivo, pena la restituzione dell’incentivo.

Le imprese che assumono un beneficiario nei primi 18 mesi di fruizione del beneficio ottengono un incentivo sotto forma di esonero contributivo, nel limite dell’importo mensile percepito dal beneficiario, ed entro un massimo di 780 euro, e per un valore totale massimo pari alla differenza tra 18 mesi e i mesi usufruiti. Il contributo non pu comunque essere inferiore a 5 mensilit. In caso di rinnovo del Reddito di cittadinanza, l’incentivo per le imprese concesso nella misura fissa di 5 mensilit. Gli enti di formazione accreditati possono stipulare presso i Cpi e presso le ApL un Patto di formazione, finalizzato allo svolgimento di un percorso professionale, alla fine del quale se il beneficiario ottiene un lavoro coerente con il profilo formativo sar riconosciuto all’ente di formazione un esonero contributivo, nel limite della met dell’importo mensile del Reddito di cittadinanza percepito dal lavoratore all’atto dell’assunzione, entro un massimo di 390 euro e per un valore totale pari alla differenza tra 18 mesi e i mesi gi usufruiti.

L’altra met, nel limite di 390 euro, va all’impresa che assume il lavoratore. Il contributo non pu comunque essere inferiore a 6 mensilit (3 per l’ente di formazione e 3 per l’impresa). Qui c’ chiaramente un incentivo di mercato agli enti di formazione che saranno spinti ad organizzare e ad inserire singoli o gruppi di beneficiari di reddito di cittadinanza all’interno di corsi di formazione attraenti, che diano reali sbocchi di lavoro, perch solo a conclusione di essi, ed in caso di successo cio assunzione da parte dell’impresa, l’ente di formazione ricever l’incentivo. Saranno quindi spinti ad organizzare corsi di formazione per posizioni per cui esistono vacancy, perch i loro incentivi dipendono dall’assunzione, piuttosto che da opachi finanziamenti regionali a pioggia.

Inoltre questi incentivi spingono imprese e enti di formazione a stipulare il Patto di formazione e ad assumere al pi presto un beneficiario, per ottenere un beneficio pi cospicuo. Chiaramente questi incentivi non sono addizionali rispetto alle risorse stanziate per il fondo del Reddito di cittadinanza, ma anzi sono costruiti attraverso un meccanismo che prevede il trasferimento all’impresa solo in caso in cui il beneficiario sia assunto stabilmente e quindi non abbia pi bisogno di Reddito di cittadinanza. Nel programma sono previsti anche incentivi per l’imprenditorialit e il self-employment: nel caso in cui il beneficiario avvia un’attivit di lavoro autonomo o costituisce un’impresa individuale o una societ cooperativa entro i primi dodici mesi di fruizione della misura previsto il riconoscimento di un incentivo pari a 6 mensilit del Reddito di cittadinanza, nel limite di 780 euro mensili.

La combinazione tra l’impossibilit di rifiutare pi di 3 offerte di lavoro congrue, a scalare su 100 km, 250 km e tutto il territorio nazionale, insieme ai forti incentivi all’inserimento lavorativo, permette di affermare, ragionevolmente, che sebbene il Reddito di cittadinanza sia un reddito minimo strutturale, per sempre, per un singolo beneficiario potrebbe durare massimo due cicli. All’interno di questo contesto allora ragionevole suppore, che sia possibile, la riattivazione di circa un milione di nuovi lavoratori in 2-3 anni, in condizioni economiche generali normali, cio non di stagnazione o recessione. Veniamo inoltre al cosiddetto doppio bonus per le imprese.

Nel caso in cui il datore di lavoro abbia esaurito gli esoneri contributivi in forza degli sgravi previsti nella scorsa legge di bilancio per le imprese nel Sud che assumono nel 2019 e 2020 giovani sotto i 35 anni o disoccupati da oltre 6 mesi over 35 anni, gli incentivi contributivi previsti nel Reddito di cittadinanza si trasformano in credito di imposta. In questo caso, sebbene l’impresa abbia ampia libert e flessibilit di poter usare il credito d’imposta come crede, sarebbe molto coerente con l’impianto del programma, e pi efficace per l’impresa stessa, usare il credito di imposta per la formazione dei neoassunti attraverso il reddito di cittadinanza.

Conclude questa batteria di incentivi all’inserimento nel mercato del lavoro un altro strumento: l’assegno di ricollocazione (AdR). Esso ha la finalit di aiutare la persona disoccupata beneficiaria del reddito di cittadinanza a migliorare le possibilit di ricollocarsi nel mondo del lavoro. Si tratta di una somma di denaro che pu variare tra 250 e 5.000 euro, a secondo della difficolta del soggetto beneficiario, e pu essere considerata una “dote” per il lavoratore. Pu essere spesa presso enti accreditati e centri per l’impiego, e permette di ricevere un servizio di assistenza intensiva alla ricerca di occupazione da parte di un centro per l’impiego o di un ente accreditato ai servizi per il lavoro.

La dote effettivamente incassata da ApL o Cpi solo nel momento in cui il lavoratore viene allocato sul mercato. La logica di fondo alla base di questa batteria di incentivi, la riattivazione nel mercato del lavoro di un gran numero di inattivi. Inoltre, rafforzare lo Stato sociale, attraverso uno strumento cardine di welfare quale il reddito minimo, pone un freno ad una tendenza di riduzione dello stato sociale e di salario indiretto che negli ultimi tre decenni ha costituito, insieme alla flessibilizzazione del mercato del lavoro, una costante della politica economica italiana, che ha favorito il declino della quota salario sul Pil, e la perdita di potere contrattuale da parte dei lavoratori, con inevitabile stagnazione dei salari.

In questo senso, il Reddito di cittadinanza, la pi grande politica sociale degli ultimi 30 anni almeno, pu rappresentare anche la spinta iniziale di una pressione verso l’alto dei salari, e il riposizionamento, per l’Italia, su una frontiera produttivit pi elevata, caratterizzata da investimenti ad alta intensit di capitale, piuttosto che investimenti che sfruttano maggiormente il lavoro a basso costo. Pi in generale, possiamo dire che l’impatto macroeconomico del Reddito di cittadinanza pu essere di notevole importanza, sia sull’efficienza del mercato del lavoro, in termini di aumento di occupazione e produttivit, da realizzarsi con il miglioramento dei Cpi, la riqualificazione formativa dei lavoratori, e la batteria di incentivi inseriti, sia su alcuni aspetti macroeconomici che riguardano il moltiplicatore dei consumi, l’output gap e il recupero di spazio fiscale nel bilancio.

Da una parte l’attuazione del Reddito di cittadinanza associata al potenziamento dei Cpi costituisce una vera e propria riforma strutturale del mercato del lavoro, nella misura in cui pu aiutare a reimpiegare parte di quegli oltre tre milioni di scoraggiati (secondo i dati dell’ISTAT 2018) che da anni non cercano pi attivamente lavoro, tra cui moltissimi giovani NEET. L’afflusso degli scoraggiati presso i Cpi permetterebbe di rivedere al rialzo il tasso di partecipazione alla forza lavoro, che nella metodologia europea contribuisce alla crescita del Pil potenziale. Si aprirebbe cos uno spazio fiscale aggiuntivo che pu essere utilizzato per aumentare l’occupazione evitando di far crescere in percentuale il deficit strutturale a livelli passibili di sanzioni comunitari.

Dall’altra parte, le finalit sociali, di contrasto alla povert e di sostegno al reddito sono necessari, in una economia avanzata come la nostra, per garantire la stabilit sociale e una maggiore coesione, soprattutto in periodi di dinamica lenta del Pil come quella che sembra profilarsi per via di una congiuntura internazionale sfavorevole. In questi periodi, azionare la leva anticiclica della politica economica, addirittura in anticipo, potrebbe rivelarsi fondamentale per garantire la stabilit dei consumi e della domanda aggregata, con la soddisfazione che per una volta almeno si potr dire che si iniziato dagli ultimi.




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