Il Milan teme che qualcosa si sia rotto E il futuro di Gattuso resta un rebus


Brividi Milan. Due sconfitte consecutive. E una paura del Diavolo. Che qualcosa si possa essere rotto. E a due mesi dalla fine dei giochi, 9 partite, il rischio che quel qualcosa non si possa più aggiustare moltiplica le inquietudini. Prima il derby fallito, ieri la sconfitta per 1-0 a Marassi in casa di una Samp che ha sofferto nel finale ma che ha meritato appieno la vittoria. Doppia caduta rovinosa per un Milan che ora deve cercare di difendere a tutti i costi il quarto posto che vale Champions e 50 milioni. «Abbiamo perso per un episodio sfortunato, non fasciamoci la testa. Abbiamo avuto una buona reazione nel finale ma alla fine siamo qui a parlare di una sconfitta, questo è quello che conta purtroppo» ha poi ammesso uno sconfortato Gattuso, che ha aggiunto: «Abbiamo fatto di tutto per pareggiarla ma non ci siamo riusciti. Non possiamo parlare di squadra spenta. Abbiamo pagato quell’errore a inizio partita».

Rino potrebbe lasciare

Rino a rischio esonero? No, non ora. Due partite andate male non possono rovinare l’ottimo lavoro di questo 2019. Una cosa però è certa: la sconfitta di Genova non aiuterà a migliorare i rapporti col direttore tecnico Leonardo. Il futuro di Rino era e resta un enigma: senza la Champions l’addio è pressoché una certezza, nonostante il contratto fino al 2021. Ma non è detto che basti. Gattuso non è stato scelto da questa società, ma da quella precedente. E questo non è un dettaglio. Fa anzi tutta la differenza del mondo. Gattuso si sente solo, abbandonato, scarsamente protetto. E le parole rilasciate (improvvidamente, va detto) alla vigilia sono la prova che la situazione è complessa, seria, serissima. «Il mio futuro lo saprete fra due mesi, quando dirò quello che penso davvero». Dimissioni a fine stagione? Anche in caso di Champions conquistata? Improbabile. Ma non impossibile. Per ora è sembrato più che altro uno sfogo eccessivo, fuori tempo. Leonardo ieri ha parlato così a fine partita: «Gattuso ha un contratto con il Milan, non abbiamo mai messo in discussione la sua posizione. Il suo futuro oggi non è la priorità, non c’è nemmeno da discutere. Le sue parole le abbiamo prese così, con molta tranquillità. Con lui è tutto molto chiaro: qualcuno dice che non è una scelta nostra perché c’era prima di noi, ma abbiamo avuto la possibilità di cambiarlo e non lo abbiamo mai fatto. Vincere con lui sarebbe bellissimo, poi, chiaro, due mesi nel calcio sono un’eternità. Ma non per lui, per tutti noi». Parole di circostanza? Fatto sta che dalle parti di Milanello ormai tutti sanno che questa situazione a Gattuso non va più giù. Una convivenza difficile da gestire. E Rino è uomo orgoglioso e cocciuto: con lui nulla è da scartare. Nessuno scenario.

Martedì c’è l’Udinese

La squadra è con lui, questa è l’altra certezza. Ma solo i risultati possono allungare la sua vita in rossonero. Sempre che sia lui a voler restare. Vedremo. Ora nove partite più la Coppa Italia. Udinese martedì a San Siro e poi la Juve sabato a Torino. Due partite crocevia. Soprattutto la prima, quando sarà vietato fallire. Serve un’inversione netta, da un mese questo Milan non è più lo stesso. Occorre riprendere la volata, per non sciupare quanto di buono è stato fatto da inizio anno. Due mesi che decideranno tutto. Per il Diavolo e per Gattuso.

31 marzo 2019 (modifica il 31 marzo 2019 | 08:54)

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