Il Milan di nuovo a giudizio Uefa Si decidono i vincoli per il futuro


MILANO Rieccoci. Il Milan domani mattina alle 9.30 torna di fronte all’Uefa. Da giugno, quando la Camera giudicante scelse l’espulsione dalle Coppe, sono cambiati entrambi. Moltissimo il club, ora targato Elliott, che ha archiviato la parentesi mai spiegata del misterioso Mr Li; addirittura rispetto al triennio di conti sotto osservazione (2014-mezzo 2017: era Berlusconi) sono cambiate già due proprietà. Ma un po’ anche l’Uefa, che non affronta un momento di grande salute, tra gli spifferi di Football Leaks, i dubbi sull’«equità» del fair play finanziario e, se vogliamo, anche la sentenza del Tas proprio sul caso Milan, che l’ha smentita in un paio di punti chiave (il business plan del club giudicato credibile e l’interpretazione degli auditor di Ernst&Young sul rischio di continuità aziendale), imponendole di riconsiderare il caso e comminare una pena «proporzionata». Perché, comunque, di un’altra pena si tratta: non a caso il presidente Paolo Scaroni ha ricordato come «difficilmente saremo assolti».

Ma quale pena? Il passaggio di domani all’Uefa è il primo di un percorso, che sarà decisivo per tracciare le linee del futuro, dal mercato di gennaio — necessario per aiutare una squadra falcidiata dagli infortuni —, alle strategie del prossimo quadriennio. Purtroppo, è impossibile fare previsioni, perché il caso Milan è un unicum. Non ci sarà una sentenza subito domani: il club, attraverso il presidente e gli avvocati, ripresenterà le proprie ragioni.

Osservatori ed esperti individuano tre scenari possibili: quello più favorevole al Milan prevede che l’Uefa riprenda in considerazione l’intero caso, nato dalla richiesta di un voluntary agreement (bocciato), e siccome è ricambiata la proprietà, decida ora di concederlo. In questo caso no sanzioni economiche per il ‘14-’17, «condono» dell’anno franco ‘17-’18, e poi si decideranno per il triennio seguente. «L’analisi del bilancio futuro è uno step successivo e avverrà in primavera», ha spiegato Scaroni alla Gazzetta. Così il mercato di gennaio potrebbe essere salvo. Ma è lo scenario meno probabile.

Gli scenari 2 e 3 hanno il primo passaggio in comune: no voluntary su quello che è stato, ma subito una multa. È quello che il Milan si attende, dal momento che a bilancio è già stata accantonata una cifra (17 milioni) prudenziale, che comprende anche il «rischio» sanzioni Uefa. Potrebbero però aggiungersi limitazioni nella composizione della lista Uefa, non si può escludere già a gennaio (in questo caso, i nuovi acquisti rischiano di non poter essere inseriti), oppure vincoli sui salari e sulla rosa futuri. La differenza — non da poco — tra 2 e 3 è sulla strada successiva: voluntary sì o no per il disavanzo successivo. Prevale il partito che sostiene sarà necessario concordare un nuovo settlement per il ‘18-‘21: servirà un piano serio e rigoroso di aumenti dei ricavi e rientro del deficit (ora a -126 milioni). Tutto lavoro per i manager di Elliott.

18 novembre 2018 (modifica il 18 novembre 2018 | 22:20)

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