Il lavoro ombra: siamo i cassieri di noi stessi


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Prelevare al bancomat, fare il pieno di benzina ai distributori automatici, pagare la spesa alle casse self service del supermercato. Sono attività che facciamo ogni giorno, senza pensarci. E senza renderci conto che si tratta di mansioni, seppur minime, svolte gratis, a vantaggio di qualcun altro.

E’ il “lavoro ombra”, secondo la definizione coniata profeticamente da Ivan Illich negli anni ‘80.

Di fatto da allora il fenomeno si è diffuso in maniera esponenziale, come spiega  Craig Lambert nel suo libro. Il motivo? La progressiva espansione dei processi di automazione. Numerose attività – che prima implicavano un interfaccia umano – sono state automatizzate. Questo ha aumentato il lavoro dell’utente, che si trova  a fare ciò che prima veniva fatto dalla figura di contatto.

Un esempio emblematico è il supermercato: in passato il cliente metteva i prodotti nel carrello e, una volta alle casse, delegava al personale. Oggi è il cliente a scansionare i codici a barre dei prodotti che acquista e a pagare alle casse. Così diventa, più o meno consapevolmente, il cassiere di se stesso.

Il medesimo sistema vale per i distributori di benzina, le biglietterie dei mezzi pubblici, il check in all’aeroporto e le operazioni bancarie allo sportello.

Attenzione: il lavoro ombra può essere anche digitale. Ogni volta che scriviamo una recensione su un blog, condividiamo un contenuto su un social media o carichiamo un video su una piattaforma lavoriamo, più o meno consapevolmente, gratis  per qualcuno.

Fisico o digitale che sia, il lavoro ombra incide sulla nostra vita in vari modi. Consente di acquisire nuove conoscenze e competenze, aumenta il livello di autonomia, velocizza alcune pratiche. D’altra parte erode il tempo libero individuale (il lavoro invisibile incrementa in maniera impercettibile ma costante i nostri carichi quotidiani) e riduce il numero degli addetti stipendiati.

Inoltre, come sottolinea Lambert, rischia di isolarci poiché limita tutte quelle  interazioni che “servono da collante per tenere insieme un quartiere o a una città”.


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