Il Giro d’Italia 2019 svela il suo percorso: subito tanta salita per lanciare Nibali


Caro vecchio Giro, dove eravamo rimasti? Israele passa il testimone a Bologna, Roma con i suoi sampietrini canaglia a Verona, appena fuori dall’Arena (che però sarà scenario della passerella finale e delle premiazioni). Grande partenza e arrivo del 2019 li conosciamo già (la prima è ufficiale, la seconda uno spiffero girato in fretta nella carovana), il resto è strada che verrà srotolata sotto i nostri occhi mercoledì, nella presentazione dell’edizione numero 102. Appuntamento agli studi Rai di Milano, per un pomeriggio indirizzo del Grande Ciclismo.

Veder nascere un Giro d’Italia è sempre un’emozione. Da Gerusalemme e dal deserto del Negev si passa all’Emilia, via l’11 maggio con una cronometro individuale, destinazione il Santuario di San Luca: gli ultimi 2.100 metri durissimi, con un picco di pendenza al 16% nella curva delle Orfanelle, sono un messaggio ai naviganti.

«L’idea è quella di avere sin da subito un accenno di classifica: l’inizio è un segnale tecnico chiaro per tutti» ha detto il direttore Mauro Vegni. Tradotto: archiviata la prima partenza extraeuropea di una grande corsa a pedali, un evento che l’anno scorso aveva fatto il giro del mondo e ritorno, si torna a un prodotto nostrano (eccezion fatta per una rapida incursione a San Marino, peccato veniale), con un diluvio di montagne nella coda e salita vera sin dalla prima tappa, perché non c’è un centimetro dei circa 60 km totali di crono disegnati per stupire che rientri nei canoni stretti di una prova per specialisti. Giro chiama Vincenzo Nibali e scalatori, insomma, per chi — fin qui — non l’avesse capito.

Lo Squalo mercoledì non ci sarà. È in vacanza con la famiglia sulle spiagge di Zanzibar, in attesa di decollare per Saitama e un ultimo (ben remunerato) giro di giostra. Un assenza che pesa (e dispiace), ma il Giro guarda avanti e aspetta Nibali a Bologna: il percorso sembra disegnato sulle caratteristiche del siculo che punta al tris (2013, 2016) e al trono di Chris Froome, l’alieno che insieme con Elia Viviani, maglia ciclamino, e a Vegni, deus ex machina, sul palco della Rai ci guiderà per mano attraverso insidie, sorprese e tornanti della corsa più bella del mondo. Chris è tentato dal bis al Giro, lui e Tom Dumoulin quest’estate ci hanno dimostrato che Italia e Francia per la classifica, nella stessa stagione, si può. A patto, naturalmente, di essere fenomeni. A proposito di fenomeni: il Giro affascina anche Geraint Thomas, re a sorpresa del Tour 2018 che l’anno prossimo potrebbe lanciarsi alla conquista della maglia rosa.

Non aspettiamoci discese in campo o proclami, oggi. Questo è il tempo della pretattica, tutti studiano tutti e soprattutto il percorso: i direttori sportivi ripartiranno da Milano con la cartografia del Giro d’Italia 2019 in valigia da studiare a casa e spedire ai corridori. Il cast di una corsa è un’alchimia delicata, programmata per esplodere su Alpi e Dolomiti dopo aver carburato per due settimane e mezzo. «A giudicare da quello che ne sappiamo è un Giro duro, impegnativo da subito — si sbilancia Paolo Slongo, storico allenatore di Nibali, l’uomo dietro tutti i successi dello Squalo, Tour 2014 incluso —. La crono corta della partenza, le tappe molto ondulate, montagne storiche, con passi importanti, dove la gamba fa la differenza: devi essere in buona condizione da subito, vietato regalare secondi. A me piace e secondo me piacerà anche a Vincenzo. Al ritorno da Saitama, a stagione finalmente conclusa, ci ragioneremo».

Se non è una conferma (non può ancora esserlo), è una mezza promessa. Ci contiamo.

30 ottobre 2018 (modifica il 30 ottobre 2018 | 22:05)

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